È morta ieri, all’età di 27 anni, la cantante inglese Amy Winehouse, una delle voci più belle e melodiche della scena musicale britannica di questi anni. Il suo corpo è stato trovato verso le 4 del pomeriggio nel suo appartamento di Cadme Square, a Londra, da un suo bodyguard.

Secondo Sky News, che ha dato per prima la notizia, il decesso della cantante sarebbe stato causato da un cocktail di alcol e droga; ma la polizia non si è sbilanciata sulle possibili cause e ha rimandato il tutto a lunedì, quando si terrà l’autopsia sul cadavere.

Nata il 14 settembre del 1983 a Enfield, Amy Winehouse del resto era nota non solo per il suo talento e la sua voce, ma anche per la sua vita spericolata e allo sbando fatta di abusi e dipendenze da alcol e droghe, depressione, bulimia ed anoressia. Ma anche arresti, denunce, processi e condanne varie. Vicende queste che hanno fatto della cantante inglese una dannata, l’ennesima vittima della cosiddetta “maledizione dei 27” che ha colpito, in passato, altri grandi nomi del panorama musicale internazionale.

Aveva debuttato come cantante e cantautrice nel 2003 incidendo per la Island/Universal l’album Frank. Ma il successo arriva tre anni più tardi, nel 2006, con l’album Back to Black, quello di Rehab che diventa un tormentone planetario.

Appresa la notizia, i migliaia di fan della Winehouse si stanno radunando in queste ore sotto la sua casa per lasciare fiori e messaggi di solidarietà e vicinanza.

Il suo ultimo concerto rimane quello del 18 giugno a Belgrado, dove Amy Winehouse è stata fischiata di suoi fans per essersi presentata sul palco completamente ubriaca ed incapace di stare dietro ai musicisti. A seguito di questa catastrofica performance, il manager dell’artista londinese ha deciso di cancellare tutte le date del tour, allo scopo di concedere alla cantante “tutto il tempo necessario per riprendersi e tornare al suo meglio”. Ma così purtroppo non è stato.

 Sebastiano Cortese

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