Continua da La proposta Gelmini: accorciare Medicina

Andrea Lenzi è il presidente del Consiglio Universitario Nazionale (CUN), l’organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario che formula pareri e proposte al Ministero dell’ Università e della Ricerca.

Lenzi, sul “taglio” a Medicina:

“penso che il Ministro intendesse che sia opportuno abbreviare il percorso complessivo per la formazione del medico dalla laurea magistrale (6 anni) alla specializzazione (5 o 6 anni) al dottorato di ricerca (3 anni), comprese le tappe intermedie fra un percorso e l’altro che spesso mettono i nostri studenti in “area di parcheggio” per svariati mesi. Il tentativo di ridurre questo percorso è lodevole per i nostri giovani“. Ma, aggiunge “D’altra parte il Ministro ha già affrontato in parte il problema consentendo una riduzione del percorso fra specializzazione e dottorato (legge di riforma 240/10, art 19-c), nel senso che  lo studente iscritto ad una Scuola di Specializzazione area medica può, al di fuori dell’orario di servizio previsto dall’ordinamento della  Scuola e dal relativo contratto di formazione e limitatamente a specializzandi meritevoli, svolgere attività di ricerca nell’ambito di un progetto della Scuola di dottorato. Solo a termine del corso di Specializzazione lo Specialista potrà, se lo desidera, accedere al corso di Dottorato di Ricerca conseguendo il titolo di  Dottore di Ricerca in due anni invece che tre”. Gli specializzandi meritevoli insomma possono già svolgere ricerca prima di accedere al corso di Dottorato di Ricerca, in modo da conseguire tale titolo in un anno in meno una volta finita la specializzazione.

Lenzi ricorda poi l’impossibilità della riduzione “tout court” della laurea di Medicina per i vincoli europei ma “quello che si può e si deve fare, e di certo è nelle intenzioni del Ministro, è accorciare il tempo complessivo prima di arrivare alla laurea, come detto sopra, al limite anche incidendo sul percorso preiscrizione universitaria con un orientamento adeguato nella scuola secondaria superiore. Altro cosa è rimodulare i tempi di “percorrenza” di alcune specializzazioni, senza peraltro generalizzare  dato che in molti ambiti l’aumento delle conoscenze rende difficile un accorciamento“. Insomma, ben venga la riduzione del tempo per laurearsi ma attenzione a ridurre indiscriminatamente il tempo di preparazione. Una delle  fonti di perplessità starebbe proprio nel il fatto che, all’aumento delle conoscenze, corrisponda una diminuzione del tempo di preparazione; un paradosso dato dal dover imparare più cose in meno tempo.

Quanto alla futura scarsità dei medici?

“oggi siamo ancora al di sopra della media OCSE nel rapporto medici su 1000 abitanti di quasi un punto” ricorda Lenzi, “la preoccupazione legittima della FNOMCeO è per il futuro. Il MIUR(Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e le Università hanno risposto aumentando le immatricolazioni negli ultimi 10 anni da 7300 del 2001 a 9500 del 2010, tenendo conto della proiezione negli ultimi dieci anni, avremo fra 6 anni 8500 laureati. Dobbiamo aumentare gli immatricolati di altre 1000 unità per stabilizzarci, intorno al 2020, a circa 9500 laureati l’anno e riassorbiremo così i pensionamenti. Il problema si sposta però sulle specializzazioni i cui posti sono attualmente 5000 l’anno e devono essere portati immediatamente ad almeno 6000, prevedendo un graduale aumento negli anni successivi”.

Luca Tanturli

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