Come ogni anno gli studenti delle quinte superiori sono sottoposti alla prova che ha terrorizzato e continua a terrorizzare ogni studente, l’esame di maturità. Anche quest’anno si parte il 22 Giugno, come sempre con la prima delle tre prove scritte, quella d’italiano, uguale per tutti.

La maturità, si sa, è un momento importante, perché segna l’ingresso nel mondo degli “adulti”, nella vita reale. Spesso si abbandonano i libri per buttarsi nel mare aperto del mercato del lavoro, altrettanto (meno?) spesso invece i libri continuano a far compagnia per qualche anno, una volta iscritti alla facoltà scelta. (A tre anni dal conseguimento del titolo, il 29,9% dei 415.247 diplomati del 2004 è impegnato esclusivamente negli studi universitari, mentre il 67,4% è attivo nel mercato del lavoro: oltre la metà dei diplomati si è dichiarata occupata (52,6%) e il 14,8% in cerca di un’occupazione dati istat 2009)

La decisione però non sempre è facile, non per tutti almeno. La classica domanda che ci si pone usciti da quella scuola che ci ha “segregati” per cinque lunghi anni è: “e ora? che faccio?” (oltre a godermi le vacanze, s’intende!).

Già, che faccio? Cerco un lavoro o continuo a studiare? Il dubbio attanaglia ogni anno moltitudini di ormai ex studenti. Come se non bastasse, una volta risolto questo, ne arriva subito un altro. “Se continuo, cosa scelgo? Cosa devo aspettarmi?”. Allora giù a interpellare amici, fratelli e sorelle maggiori, genitori, guide universitarie, amici più grandi, siti internet e qualsiasi cosa possa consigliare nella scelta. Beato chi ha già deciso.

Ma, a scanso di equivoci, sentiamo un po’ i diretti interessati. Cosa vogliono fare i maturandi di quest’anno? Hanno già deciso? Cosa si aspettano dal loro futuro universitario?

Qualcuno non ha dubbi, vedi i quattro ragazzi del tecnico industriale che alla domanda “avete intenzione di continuare gli studi?” sgranano gli occhi e rispondono in coro “no no io vado a lavorare”. Insomma non manca chi di continuare a studiare non vuol proprio sentirne parlare, figuriamoci quindi di università!

Non tutti sono dello stesso avviso ovviamente, c’è chi, come le due ragazze che escono per prime dalla loro classe di liceo scientifico, confessano candidamente di non averci ancora pensato, oppure chi ha già le idee chiare, come Giulia, studentessa del tecnico commerciale. “Ho scelto tecniche erboristiche, perché voglio continuare l’attività della mamma, che ha un erboristeria”. Alessandro invece si schiera ancora fra gli indecisi: “non ho ancora deciso, ma probabilmente sarà economia, vorrei continuare il percorso di studio scelto”. Anche lui viene dal tecnico commerciale.

L’università è vista spesso come “una nuova esperienza, da scegliere soprattutto secondo passione” ma anche, più pragmaticamente, come “un modo per alzare le probabilità di trovare un lavoro”. C‘è chi invece vede nell’università la possibilità di “una formazione migliore”. Ognuno sembra avere il suo modo di percepire l’università, niente che stupisca insomma.

Ma queste aspettative, trovare lavoro, migliorare la propria formazione, continuare il proprio percorso di studi, vivere nuove esperienze, saranno poi realmente soddisfatte? Andrebbe chiesto ai maturandi di ieri, oggi universitari, che magari questi desideri li esprimevano qualche anno fa, quando sotto lo stesso caldo sole di Giugno se ne uscivano col dizionario in mano, appena all’inizio del temuto esame di maturità.

Allora universitari, cosa dite ai colleghi che stanno “maturando”?

Luca Tanturli

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