Un film così o si ama o si odia. Applaudito e fischiato quasi in egual misura a Venezia, poi candidato a 5 Oscar (film, regia, attrice, fotografia, montaggio), “Il cigno nero” di Darren Aronofsky porta sullo schermo la lotta interiore tra bene e male.

Gli ingredienti per un dramma psicologico ci sono tutti: Nina, una ballerina perfezionista fino all’autolesionismo e forse alla schizofrenia (l’eccellente Natalie Portman), Lily, un’ambigua collega pronta a soffiarle il ruolo di protagonista nel “Lago dei Cigni” (Mila Kunis) e un coreografo francese senza scrupoli che usa tutti i trucchi della manipolazione professionale e sessuale (Vincent Cassel, in un ruolo che sembra essergli stato cucito addosso).
Da ricordare il cammeo di Winona Ryder, l’ex stella del balletto liquidata senza riguardi per raggiunti limiti di età.

A sconvolgere la vita di Nina uno spettacolo, la sua grande occasione, che la vede danzare in due ruoli, uno tutto purezza e bontà (il cigno bianco), l’altro torbido e passionale (il cigmo nero). I conflitti psicologici della protagonista, vittima di una madre ex-ballerina (un’inquietante Barbara Hershey) che la domina, la infantilizza, la fa dormire in una stanza rosa piena di pupazzi di pelouche, si affiancano alle allucinazioni della ragazza.

Dove una volta fiorivano allusioni e metafore, oggi ci sono scene quasi hard. Se una volta Nina avrebbe sognato di baciare o forse di sfiorare la torbida Lily, oggi ci finisce a letto producendosi in esplicite acrobazie erotiche, e poco importa se è solo un sogno. “Il cigno nero” si caratterizza per una carica sessuale tanto esplicita da essere stato vietato ai minori di 14 anni (non solo per le scene di sesso, ma anche per quelle di sangue).

Punto forte del film è la regia: lo stile nervoso, la scelta di luci soffuse e toni cupi riescono a coinvolgere lo spettatore nel turbamento di Nina. Non si può giudicare un film così, o lo si ama o lo si odia.

Video: trailer de “Il cigno nero”

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