Dopo il successo inaspettato ottenuto con Cado dalle nubi, Pasquale Luca Medici, in arte Checco Zalone, torna al cinema con le sue gag ed il suo personale ed inconfondibile uso della grammatica italiana. La nuova commedia, diretta da Gennaro Nunziante ed intitolata Che bella giornata, ha debuttato nelle sale italiane il 5 gennaio 2011 e, a giudicare dai risultati, sembra aver confermato il trionfo del comico pugliese. La storia è ambientata a Milano e racconta del giovane Checco che, buttafuori in una mediocre discoteca della Brianza, grazie ad una raccomandazione riesce a diventare responsabile della sicurezza del Duomo di Milano, minacciato da possibili attacchi terroristici. Tuttavia, sono sufficienti pochi giorni, anzi, poche ore, a far rendere conto il vescovo, interpretato da Tullio Solenghi, dell’incredibile errore di valutazione fatta nell’assumere il giovane: dagli eccessivi controlli ai visitatori ai danni al patrimonio artistico ecclesiastico, Checco combina un sacco di guai, fino ad innamorarsi addirittura di Farah, una giovane ragazza islamica che sta progettando un attentato al Duomo.

L’ironia di Zalone risiede in particolar modo nella sua ignoranza fuori da ogni canone possibile ed immaginabile, tanto che, osservando il quadro di Santa Teresa, chiede: “Perché ha questo sguardo?”“E’ per l’estasi!”“Ah, si drogava!” Battute spiazzanti e al limite della decenza, tipiche di una comicità semplice e allo stesso tempo ricercata, che a tratti ricorda il “terruncello” per antonomasia Diego Abbatantuono, ai tempi degli esordi con Ecceziunale veramente.

Checco Zalone è uno di quei comici che, come Aldo Giovanni e Giacomo, Pieraccioni, Panariello e molti altri ancora sono passati dal cabaret del piccolo schermo e da qui sono giunti al cinema, riuscendo a conquistare il pubblico: un pubblico che senza dubbio sembra apprezzare di gran lunga questo tipo di comicità più fresca e frizzante rispetto agli ormai datati “cine-panettoni”, divenuti banali ed eccessivamente volgari e ripetitivi. In Che bella giornata i giochi di parole e gli errori grammaticali, oltre agli atteggiamenti goffi e impacciati del protagonista, la fanno da padroni, sottolineando più volte lo stereotipo di un’Italia tanto bella quanto “maledettamente raccomandata”.

Zalone prende in giro tranquillamente ogni tipo di casta o argomento, dal terrorismo islamico, alle gerarchie ecclesiastiche, fino a quelle militari, soffermandosi in particolar modo sui difetti italiani e sulle caratteristiche del tipico “uomo del Sud” arrivato al Nord in cerca di fortuna.

Uno dei momenti più divertenti e coinvolgenti del film si presenta quando, ad un posto di blocco, vengono fermati Caparezza e la sua band. Riscontrate alcune irregolarità, per cavarsela, dovranno esibirsi ad una festa di battesimo tra i trulli di Alberobello: cercando di intrattenere gli invitati invocando Woodstock e gli anni degli hippie, il gruppo musicale si ritrova a cantare, a malincuore, pezzi decisamente più classici, come “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri e “Non amarmi” del duo Baldi – Alotta.

Sicuramente dal punto di vista tecnico, la fotografia non è il massimo e, nonostante il divertente racconto principale, le altre storie passano in secondo piano e non sono prese troppo in considerazione. Tuttavia, sperando in un’evoluzione con il prossimo capitolo, Che bella giornata è una commedia leggera e divertente di cui per adesso possiamo ritenerci soddisfatti, soprattutto se consideriamo che Cado dalle nubi è valso a Checco Zalone Il Globo D’Oro come attore rilevazione dell’anno.

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