Caos: questa la parola che meglio potrebbe descrivere gli ultimi giorni.
Martedì, prima di tutto, con le polemiche che hanno avuto luogo in Senato, dopo l’apparente approvazione di alcuni emendamenti al DDL Gelmini, il cui inserimento nel disegno di legge avrebbe vincolato il testo ad un ulteriore passaggio alla Camera.
E mercoledì, che doveva essere il giorno decisivo per la sua votazione, non è stato alla fine risolutivo: slitta quindi a giovedì 23 il voto su uno dei tasselli più importanti della riforma pensata dal Ministro Maria Stella Gelmini.

Ciononostante, nel pomeriggio di mercoledì 22 si è regolarmente svolta la manifestazione organizzata dagli studenti.

Come da programma, alle 16.30 piazza san Marco ha cominciato a riempirsi di ragazzi in divisa da protesta: alcuni sventolando bandiere, rullando sui loro tamburi; altri esibendo facce per l’occasione tinte di bianco.

Da circa 150 che erano in partenza, il gruppo è arrivato ad occupare in tutta la sua interezza la piazza un’oretta più tardi. Quasi in contemporanea, uno dei leader ha rilasciato delle brevi dichiarazioni alle telecamere, informando che il corteo avrebbe preso le mosse intorno alle 18. Senza svelare il tragitto di marcia, chiaro, ma assicurando che sarebbero stati toccati punti sensibili della città. Obiettivi probabili: blocco del traffico e assedio ai palazzi del potere.

Ad un quarto alle sei, giunto sul posto il camioncino addetto al trasporto casse, il corteo ha preso le mosse dirigendosi nella direzione del Duomo. Via Cavour e Via De’Martelli sono state lo scenario della marcia studentesca, con altre due linee di persone fra i manifestanti e la piazza cuore di Firenze: i giornalisti in prima battuta, intenti a immortalare le gesta dei ragazzi; in secondo luogo, gli agenti delle forze dell’ordine, concentrati a contenere e indirizzare il corteo. Che, una volta arrivato alle porte del battistero, ha preso la strada dei negozi “borghesi”, soprattutto di lusso, contro cui si è  scagliata la rabbia degli studenti.

Una marcia senza musica, per una volta. Certo, i cori andavano con il ritmo di tamburi, ma alle melodie di accompagnamento, più volte sentite durante le marce di protesta, questa sera si è sostituita una serie di interventi mirati a chiarire i motivi della protesta: una lotta senza fine né quartiere, diretta contro tutto il sistema, che usa la problematica della riforma universitaria come mero pretesto, per arrivare ad allargare lo sguardo e mettere in discussione l’intero apparato.

Sotto alcune foto dell’evento:

camioncino davanti, e tutti dietro

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