Giorno di giudizi, questo 16 dicembre. Non mi riferisco alle decisioni che riguardano il caso Cassano, per la cui disamina non è questa la sede più adatta. Piuttosto, penso ai processi che oggi coinvolgeranno alcuni dei manifestanti denunciati per le azioni commesse nelle proteste dei giorni scorsi: sto parlando di Mario Caracciolo e Daniele D’Antuomo, i due ragazzi fermati dopo l’occupazione del Colosseo, avvenuta il 25 novembre scorso, e ora attesi da un processo per direttissima; ma mi riferisco anche alle 26 persone fermate dalla Procura di Roma e in attesa di essere sottoposte al medesimo rito alternativo, dopo essere state protagoniste degli scontri che hanno seguito il voto di fiducia in Parlamento tenutosi ieri, 15 dicembre.

Prendendo spunto da ciò, sembra utile porre una riflessione sul perché questo clima di tensione sia sfociato in manifestazioni di cotanto clamore. Per avere un’idea della dimensione del fenomeno, basti dire che già alla data del 2 dicembre la sola città di Firenze contava 80 denunce; tra i reati più frequenti, stando all’ANSA, troviamo resistenza a pubblico ufficiale, adunata sediziosa, interruzione di pubblico servizio, manifestazione non preavvisata, fino a danneggiamento. Ma i toni si sono sempre più alzati: a Roma, dopo gli episodi del post-voto parlamentare, si è contato un centinaio circa di feriti, di cui 56 membri delle forze dell’ordine; e a detta dell’AMA, l’azienda municipale per la nettezza urbana, si parlerebbe di qualcosa come 450 mila euro di danni.

E gli studenti, di tutto il polverone che si è alzato in questi giorni, cosa ne pensano? In particolare, com’è che secondo loro siamo giunti a dover assistere a scene di così intensa violenza?

“Prima di tutto bisogna precisare come buona parte dell’opinione pubblica sia convinta che nei fatti del 15 a Roma vi sia stato l’intervento di infiltrati, e che non sia tutta opera dei manifestanti”, ha dichiarato Silvia Caruso del Collettivo di Novoli. “Condanniamo quanto accaduto, ma non riguardo alle azioni dei ragazzi; se siamo arrivati a questo, è  perché le persone sono ormai esasperate. Piuttosto, condanniamo l’escalation di militarizzazione che lo Stato ha contrapposto alla crescita dei fenomeni di protesta“.

Dal fronte opposto ho raccolto la voce di Niccolò Macallè, di Studenti per le Libertà:”Prima di tutto, chiariamo una cosa: quelli non erano studenti, ma persone esponenti di centri sociali. In seconda battuta, questi episodi ci devono insegnare come a certe manifestazioni non si debba dare spazio. […]Così si incita all’odio, anche la tv lavora in questo senso: evidentemente, l’aggressione a Berlusconi  dell’anno scorso non ha insegnato nulla”. E riguardo le voci  circa la presenza di infiltrati:”le ultime rilevazioni sono chiare, certe accuse non possono che cadere”.

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