Le feste natalizie si stanno avvicinando a passo sempre più svelto. Come recita un celebre quanto immancabile jingle televisivo, “a Natale puoi”. E allora risulta perfettamente in armonia col clima di riflessione la tavola rotonda che ha avuto luogo lunedì 13 dicembre, ore 15, al Polo di Novoli, dal titolo “La sperimentazione sugli animali. Sviluppo scoentifico e responsabilità etica”.

L’incontro è stato coordinato dalla dottoressa Maria Grazia Giaume, Presidente Comitato Pari Opportunità dell’Università di Firenze, e ha visto intervenire un ventaglio di ospiti ciascuno capace, a modo proprio, di intereventi brillanti e particolareggiati. La ricchezza delle loro esposizioni risulta difficilmente riassumibile, tanti e tali gli spunti offerti all’uditorio.

Per primo ha preso la parola il professor Fedi, il quale ha offerto una rapida disamina di come, storicamente, sia cambiata la sensibilità nei confronti del problema:”circa 40 anni fa, l’animalismo subì una svolta grazie al libro “imperatrice nuda”:non si trattava più di diritti marginali degli animali, ma si evidenziava l’illogicità degli esperimenti. Prima tutto era fatto nell’interesse dei Big Pharma, nell’ottica di una ricerca illogica, crudele, e antiscientifica. Oggi la causa animalista si allonta da rivendicazioni di fede, per diventare squisitamente scientifica.”
Ma cosa ancora più importante, inserisce il tema all’interno di un mutamento di ben più ampio raggio:” Occorre un nuovo stile di vita, senza crudeltà, una nuova società tollerante, critica e non dogmatica, non statica ma evoluzionistica[…]Viviamo in una società farmacodipendente, dove vige la regola del ‘pesce grande mangia pesce piccolo’. Ma abbiamo una grande occasione, offertaci da una crisi che, più che economica, è sociale. Il passaggio da compiere è quello di allargare l’ideale kantiano fino a considerare ogni essere vivente non come mezzo, ma come fine”.

Il prof.Martini ha innanzitutto definito ciò che sta a monte del problema:”va detto che alla base degli esperimenti sugli animali c’è una visione antropocentrica del mondo, dove l’uomo, in quanto signore della natura, può fare ciò che vuole“. Sfruttando poi la sua esperienza per operare un’analisi comparatista:”la nostra medicina occidentale ha diversi pregi: è analitica, e punta su una conoscenza dettagliata della realtà; porta però come difetti l’essere estremamente meccanicistica, e quindi il considerare gli esseri viventi come pezzi di ricambio. Nella cultura orientale l’essere vivente, combinazione di corpo e spirito, risulta sacro, e ciò vale per tutti”.
Conclude con una nota pessimista:”Negli ultimi anni assistiamo ad una vera e propria esplosione degli esperimenti: più che alla fine, ci troviamo all’alba di una nuova era, quella dell’uso di animali transgenici“.

Dell’aspetto etico hanno parlato sia la dottoressa Kuan, che la professoressa Sandrini.

La prima ha analizzato i numeri del problema e gli atti normativi adottati a riguardo, con il contributo di una presentazione power point dalla chiarezza quasi brutale.
Statistiche, procedure di operatività, zone d’ombra e di luce di leggi e normative: tutto ciò è stato brillantemente sviscerato. Facendo passare un messaggio molto preciso: “La domanda etica non è sull’intelligenza, ma sul fatto se l’animale soffra o meno”.

La seconda ha definito il rapporto che intercorre fra etica e scienza, rimarcando come l’esperimento sugli animali non segua logiche razionali:” l’idea di una sottomissione degli animali all’uomo si fa risalire agli scritti dell’Antico Testamento, ed è stata portata avanti da grandi teologi come Sant’Agostino o San Tommaso d’Aquino. Ma ancora più pericolosamente, la logica che giustifica questa azione, la logica del più forte, ha portato e può portare a legittimare l’atto in un’ottica di prevaricazione di uomo su uomo […] La scienza risulta lo strumento più efficace per migliorare questo mondo, ma nel corso della sua storia ha mutato obiettivi, e se prima puntava a scoprire la verità, oggi mira a risolvere problemi legati alla vita”.

A chiusura della fase espositiva della tavola rotonda è intervenuto il professor Vallauri:”distinguo un animalismo animalista e uno umanista, il primo si preoccupa del dolore animale, il secondo dell’onore umano. Sono convinto che ciò che l’uomo fa agli animali disonora la razza umana. Ma non dobbiamo avere paura di parlare bene dell’uomo: sono convinto che più lo esaltiamo, l’uomo, più responsabilità possiede:la nobiltà obbliga“.
Aneddoti e curiosità hanno contrassegnato quest’ultimo intervento, il quale in ultima battuta ha inquadrato storicamente l’emergere della questione:”Così come gli anni ’70 hanno rappresentato la liberazione dell’uomo, così il ventennio che racchiude gli anni ’90 e il primo decennio del XXI secolo può essere visto come quello della liberazione animale”.

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