Questa mattina, 7 dicembre, a Novoli si è svolto un incontro organizzato da Studenti per le Libertà sul tema del doping, e sul ruolo che questo occupa nella nostra società, chiamato ‘I giovani e la lotta quotidiana contro il doping’. Sotto la supervisione di Tommaso Verdini, membro della rappresentanza studentesca di cento-destra, si sono succeduti in brillanti interventi il dottor Paolo Manetti, medico della AFC Fiorentina, il professor Giorgio Galanti, tra le altre cose Presidente di corso in Scienza e Tecniche dello sport, e il telecronista di Lady Radio Mario Tenerani.

Il primo a prendere la parola è un affrettato Giorgio Galanti, il quale deve accelerare i tempi del suo intervento a causa di una lezione a Careggi in programma alle 12. Ciononostante, la sua disamina del problema doping risulta frizzante ed esaustiva, con l’intento di analizzarne sia l’aspetto etico-morale che quello medico. Galanti parte letteralmente da Adamo ed Eva, fautori del primo uso di sostanze proibite della storia, procedendo una carrellata degli atleti dopati e l’immagine che questa abitudine ha assunto nel corso dei secoli; arrivando fino alla morte del ciclista Simpson, la cui trasmissione in diretta tv ha portato seriamente a pensare che forse il doping era sbagliato.

Viaggio non solo nei secoli, ma anche nei numeri: il più impressionante l’8,9% di atleti dopati fra gli amatori, che ammontano a poco meno di un milione. “Il doping è una piaga” esclama il professore, “su Internet si trovano e si possono acquistare tutte queste sostanze”. E incalzato da una domanda di Tenerani, una delle tante portate dal giornalista quest’oggi, ha risposto confermando l’ipotesi del telecronista circa l’esistenza di una ‘società dopata’:“Oggi è fondamentale apparire, non essere. È bene che i giovani sappiano che noi siamo limitati, e che questa consapevolezza non è una debolezza, ma una forza”.

La palla passa poi al dottor Manetti, il cui intervento ci ha regalato informazioni preziose e curiose. Esordisce mettendo in chiaro come la classe medica da sola non possa bastare: “La gestione antidoping, lasciata unicamente in mano ai medici, porta al fallimento”. Certo le azioni portate avanti per debellare questo male non mancano nell’ambiente sportivo:”oggigiorno le metodiche di controllo sono aumentate, anche nella precisione […] Il doping ha le basi negli sport dove la dote fisica risulta preponderante, dove la fatica diventa spettacolarità”.

Il dottore ha quindi dato qualche particolare circa la preparazione a cui i giocatori si devono sottoporre: pre-idratazione, corretta alimentazione (proteine le cena del giorno prima il match, carboidrati il pranzo del giorno successivo) e gestione dello stress, importante per un sportivo tanto quanto per uno studente. Ma sicuramente una doppia sottolineatura il dottor Manetti l’ha voluta porre su questa semplice uguaglianza: “doping=truffa=reato”. Più volte ribadita, proprio per evidenziarne la natura palese.

A termine incontro è riuscito a fare una comparsata quello che era l’ospite più atteso, il capitano della Fiorentina Riccardo Montolivo. Una toccata e fuga, fra una sessione di riabilitazione e l’altra, ma che è bastata perché potesse dire anche lui la sua sul tema doping. Anche se la questione personale viene facilmente risolta, in quanto Montolivo afferma come “il mio rapporto col doping non c’è, non ne faccio uso e forse, col rischio di sembrare un po’ romantico, non mi sentirei neanche a posto con me stesso se arrivassi ad un obbiettivo senza esserne in grado, ma solo grazie a vie preferenziali”. Capitano della squadra di casa, ma attaccato al suo passato all’Atalanta, a cui deve molto anche in questo senso:”Lì mi hanno inculcato fin dai 9-10 anni valori come la lealtà e l’importanza della salute”.

arriva Montolivo...

...e di colpo l'aula si riempie di giornalisti

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In conclusione, prima di scappare Montolivo ha avuto il tempo di mettere il suo segno anche in senso letterale: autografando una sua maglietta che uno studente, estratto a sorte, si e portato a casa. Contento e soddisfatto.

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