Circa 2.100.00 persone all’anno ne muoiono, 33.200.000 ne sono affette, la maggior parte delle quali Africane,  e il virus è cresciuto di 12 volte negli ultimi 5 anni. Parliamo purtroppo di una malattia tristemente nota, cioè la sindrome da immunodeficienza acquisita, più nota al mondo come AIDS.

Oggi, 1 Dicembre, nella giornata mondiale contro l’Aids, l’ActionAid (l’associazione mondiale nata per combattere la povertà e le cause di essa) tira le somme di quanto sia stato raggiunto fino ad oggi, in un rapporto in cui analizza il ruolo dell’Italia e dei suoi donatori nei confronti della lotta alla malattia. Si ricorda come l’Italia abbia contribuito alle donazioni per l’80% nel “Fondo Globale Per La Lotta Contro L’HIV“, e per il restante 20% con accordi bilaterali con i paesi coinvolti, e sembrerebbe però esserci un “buco” di circa 280 milioni di euro, che l’Italia dovrebbe ancora donare al suddetto fondo.

Le donazioni da tutto il mondo sono circa raddoppiate negli ultimi 4 anni, ma purtroppo le risorse che abbiamo sono ben lontane da quelle sufficienti per eliminare la pandemia. Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, le ricerche sulla sperimentazione di un un nuovo vaccino (cosìddetto TAT), l’introduzione del “Truvada“, una pillola composta da due farmaci che sembrerebbe prevenire l’infezione del Virus (Soprannominata “pillola del giorno prima”), e gli enormi progressi raggiunti grazie a farmaci retrovirali al gel nei confronti di persone non infette, spesso dimentichiamo come non dovremmo limitarci ad un aiuto verticale tramite finanziamenti e vaccini volti a combattere l’emergenza, ma sarebbe fondamentale anche un aiuto trasversale, cioè il rafforzamento dei sistemi sanitari nei paesi coinvolti, così da renderli capaci di prevenire la malattia più autonomamente. Infatti, anche se circa 7,2 milioni di abitanti nel 2009 hanno avuto una cura retrovirale, contro i 700.000 del 2004, circa 10 milioni di persone sono ancora in attesa di una cura.

L’impegno nel combattere il virus è dispensato anche in modi decisamente originali. Chi infatti oggi visiterà il profilo di Facebook o Twitter di  molti personaggi dello spettacolo e artisti di fama mondiale, del calibro di Lady Gaga, Serena Williams, Justin Timberlake ed Alicia Keys, troverà un particolare messaggio ad attenderlo: “Questo artista è morto. Ha sacrificato la sua vita digitale per combattere l’HIV/AIDS. Non caricherà più nulla finchè non compreremo di nuovo la sua vita.” Ciò significa, che grazie alla manifestazione chiamata “Keep A Child Alive’s Digital Death World AIDS Day”, saranno le donazioni stesse dei fan, sul sito http://life.buylife.org/, che al raggiungimento di un milione di euro riporteranno in vita i loro beniamini, molti dei quali si sono fatti fotografare all’interno di una bara. (Per maggiori info : http://www.youtube.com/watch?v=ylmmkQWd22s&feature=player_embedded)

Altre campagne sono in atto su altri fronti, come “Acconciatori contro L’AIDS”, che tramite un calendario che vede ritratte bellissime donne come Diane Kruger o Monica Bellucci, acconciate da John Nollet, in vendita presso i saloni l’Oreal, invita i parrucchieri che hanno instaurato un rapporto di fiducia con le loro clienti a diffondere la prevenzione del virus a macchia d’olio, oltre ovviamente a devolvere all’AMREF per un progetto in Africa il ricavato della vendita del calendario. Intanto in tutto il mondo vengono esibiti enormi fiocchi rossi sugli edifici più importanti e significativi (tra cui anche la Casa Bianca), vengono distribuiti volantini e numeri verdi da chiamare per avere informazioni, e si tengono manifestazioni per sensibilizzare al problema (tra cui l’assegnazione da parte de “L’indipendent” britannico della redazione online per IPad al cantante Elton John per un giorno).

Tanto è stato fatto, tanto è in corso, tanto è ancora da fare. Per cercare di debellare il Virus la parola d’ordine è “Prevenzione”, e l’unico modo per portarla avanti è accendere i riflettori su una situazione purtroppo ancora drammatica, ma che grazie all’impegno e l’attenzione di tutti noi non potrà sicuramente che migliorare.

Martina Nesti

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