Ore 17.37. L’Intecity Roma Termini-Trieste Centrale sarebbe dovuto arrivare a quest’ora alla stazione di Firenze Rifredi, ma in realtà è fermo lungo i binari. Un comunicato del capotreno spiega la situazione ai passeggeri: “A causa dell’invasione dei binari, il treno resterà fermo presso la stazione di Montevarchi per un tempo indeterminato. Non sappiamo quando raggiungeremo la stazione di Firenze. Ci scusiamo per il ritardo”.

A bordo dell’intercity scoppia subito la polemica. E per una volta i viaggiatori sono solidali con Trenitalia, ma non con gli studenti che protestano. “Ma secondo lei, alla Gelmini gliene frega qualcosa che io perdo la coincidenza?” mi domanda la signora Giuliana e prosegue “Invadere i binari è una cosa stupida. Alla Gelmini non cambia nulla se i binari sono liberi o occupati, ma a noi, che con questa storia non c’entriamo nulla, ci creano problemi”.

Antonella, 24 anni, anche lei studentessa universitaria è solidale con chi è sceso sui binari per reclamare il proprio diritto allo studio, anche se in effetti rimane un po’ scettica sulla forma di protesta utilizza: “si crea disagio a tutti i cittadini e non è giusto”. Le ribatte prontamente il signor Antonio, arzillo vecchietto dall’inconfondibile accento emiliano: “Se non fai casino nessuno ti ascolta. Non basta protestare, bisogna fare in modo che la televisione ti segua: solo se la protesta va in tv allora i politici ti stanno a sentire”.

Diversa l’aria che tira in prima classe. Nessuna comprensione o solidarietà per gli studenti. “Ma le pare possibile che questi (gli studenti) devono farmi arrivare in ritardo. Io devo essere a Brà per lavoro. Capisce L-A-V-O-R-O! Invece di studiare, come dovrebbero fare gli studenti, si mettono a fare questi giochini in mezzo ai binari. Ma andassero a lavorare che è meglio!” dichiara un romano in doppiopetto. “Ha ragione”- gli fa eco una signora triestina – “Si divertono a far perdere tempo a chi lavora, loro che non sanno neanche che cos’è il lavoro”

Provo a chiedere loro cosa ne pensano del ddl Gelmini e la risposta è secca: “Oltre al fatto che li fanno studiare che vogliono di più! Io ai tempi miei mica l’ho potuta fare l’università! E adesso loro fanno tante storie”.

Il treno riparte, supera la stazione di Figline, ma poi è nuovamente costretto ad interrompere la sua corsa.  I passeggeri iniziano a spazientirsi. Il capotreno non riesce in nessun modo ad essere vicino agli studenti. “Ma si rende conto di quanti problemi creano? Se un treno è in ritardo poi saltano tutte le precedenze e gli scambi”. Provo ad incalzarlo: ma quando sono ferrovieri a manifestare? “Il nostro è uno sciopero regolare. Noi avvisiamo parecchi giorni prima, le persone hanno modo di organizzarsi. E comunque ci sono sempre dei treni garantiti. Ma qui hanno avvisato qualcuno? Hanno annunciato che avrebbero manifestato?”

Resta quindi da capire qual era l’effettivo scopo dei manifestanti. Se l’obiettivo era quello di sensibilizzare la cittadinanza allora non solo è stato fallimento, ma è stato alimentato un sentimento quasi di avversione nei confronti di chi protesta. Se invece lo scopo era ottenere il clamore mediatico, senza dubbio è stato centrato e questo articolo ne è uno dei tanti esempi.

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