Cresce minuto dopo minuto l’attesa per stasera, ore 22.30, quando vi saranno le ultime, scottanti rivelazioni di ‘Wikileaks’. Clamorose informazioni potrebbero venire alla luce, sconvolgendo i piani di tanti attori di rilievo internazionale. Ma anche se potrebbe sembrare, Non sto parlando dell’ultima puntata della serie tv più gettonata del momento, né dell’anteprima sul prossimo colpo di mercato calcistico. Qui si fa terribilmente sul serio, qui si parla di realtà.

Cerchiamo di fare chiarezza: quando parliamo di Wikileaks, a cosa esattamente facciamo riferimento?

Wikileaks -termine nato dalla fusione della radice Wiki (con chiaro riferimento all’enciclopedia libera del web Wikipedia) e la parola inglese ‘leak’, letteralmente ‘perdita, fuga di notizie’-, come riporta Wikipedia, “è un’organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo, grazie a una “drop box” protetta da un potente sistema di criptaggio, documenti coperti da segreto e poi li mette in rete sul proprio sito web“.  Uscita  ufficilamente allo scoperto nel gennaio 2007, l’organizzazione postò il suo primo ‘documento confidenziale’ nel dicembre ’06, contenente un presunto complotto contro i membri del governo somalo.

Tanti i temi di cui si e’ finora occupato Wikileaks, grazie ad informazioni raccolte da informatori solitamente coperti dall’anonimato e verificate dall’organizzazione: si spazia dai dati sugli equipaggiamenti dei soldati in Afghanistan alla corruzione in Kenya, fino a fare luce sulla gestione del campo di Guantanamo. Diversi problemi sono nati a causa della battaglia legale che la banca svizzera Julius Bar ha intrapreso nei confronti di Wikileaks, che hanno  portato il sito a dover chiudere per un breve periodo del 2008. Ma il loro silenzio è stato breve, la loro attività è ripresa, e ora si preparano a sganciare una vera e propria bomba sul mondo dei media.

Tra poche ore, come detto, Wikileaks dovrebbe svelare al grande pubblico circa 260 mila documenti, di cui però nessuno classificato come ‘top secret’, riguardanti rapporti diplomatici fra alcuni dei paesi chiave sulla scacchiera mondiale; Gran Bretagna e U.S.A. i più a rischio. Sarà data la possibilità di entrarne in possesso ad alcune grandi testate quali il New York Times (USA), El Pais (Spagna), Le Monde (Francia) e il settimanale Der Spiegel (Germania), i quali faranno uso dei loro siti Internet per diffondere tali informazioni. Emblematica l’esclusione da questa lista di media italiani.

Già partita da un pezzo la girandola di dichiarazioni. Nonostante solo il 5% dei 260 mila cablogrammi pare riguarderà l’Europa, Frattini esprime la sua preoccupazione, mentre il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha sostenuto come “qualsiasi carteggio” non “possa mettere a repentaglio la sicurezza dei nostri soldati né mettere in discussione il nostro ruolo e la nostra amicizia con gli altri Stati della NATO e della missione internazionale in Afghanistan”. 

Dal gigante statunitense arrivano diverse voci: il portavoce del Dipartimento di Stato americano Philip Crowley ha annunciato che gli USA si preparano “allo scenario peggiore”. Altrettanta preoccupazione traspare da quanto hanno rilasciato il Segretario di Stato Hillary Clinton e il capo di stato maggiore delle forze armate americane, ammiraglio Mullen. “La pubblicazione anche solo parziale delle informazioni in possesso di Wikileaks potrebbe essere molto pericolosa” — sostiene Mullen —. “Rivelare informazioni riservate può mettere a rischio la vita dei soldati e il successo delle missioni”. 

Julian Assange, uno dei fondatori di Wikileaks


Interessante risulta anche l’intervento dell’ex ambasciatore U.S.A. Ronald Spogli, che ha voluto ridimensionare la portata dei documenti pubblicati da Julian Assange e collaboratori attraverso la loro creatura Wikileaks:”Qualche cosa che non va bene c’è in ogni rapporto, anche nei migliori […]Una singola rivelazione non rende il contesto completo del legame tra due Paesi”.

Ma a dire la sua è sceso in campo lo stesso Julian Assange il quale ha fatto uso di Twitter per dichiarare poco fa come stiano “subendo un attacco massiccio che impedisce il servizio”. Ciononostante, assicura che la tanto attesa rivelazione avverrà ugualmente.
Non resta che aspettare, dunque. E poi staremo a vedere. 

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