Molte volte Firenze viene rimproverata di vivere di rendita grazie al patrimonio storico-artistico di cui i suoi avi gli hanno fatto dono, così dimostrando staticità e scarsa apertura al nuovo. Ma è lo stesso sindaco Renzi ha chiarire come la città non debba “crogiolarsi nella, seppure bellisima, culla del passato”. L’iniziativa in partenza il 26 novembre pare mettere il punto esclamativo su questa faccenda: all’interno di Palazzo Vecchio, esattamente nello studiolo di Francesco I, verrà esposta “For the love of God”, una delle ultime opere di Damien Hirst,

artista contemporaneo  inglese di fama internazionale: un teschio a dimensioni naturali, tempestato di diamanti purissimi, (8601 per la precisione) e dotato di vera dentatura umana, definito dall’assessore alla cultura Giuliano Da Empoli “un bomba”. L’opera sarà visitabile con un sovrapprezzo di 2 euro sul biglietto normale, e permarrà a Firenze fino al 1 maggio 2011.

L’arrivo di quest’opera in una delle capitali dell’arte classica è sicuramente sintomo del desiderio della città di aprirsi ad un filone, quello dell’arte contemporanea, ancora poco conosciuto ed apprezzato. Ma ancora più interessante risulta capire come sia nata l’idea. A parlarcene Francesco Bonami, uno degli organizzatori:”Conosco Hirst da molto tempo,e pensavo Firenze fosse un posto adatto per presentare la sua opera al pubblico italiano (la quale ha già riscosso grande uccesso a Londra e ad Amsterdam). Fin da subito è parso entusiasta dell’idea, e ha espressamente chiesto, dopo averla visionata, che a racchiudere metaforicamente il suo teschio fosse lo studiolo di Francesco I. Si prospettava un lungo lavoro di organizzazione, ma alla fine con mia grande meravglia siamo riusciti a realizzare il nostro progetto”.

A rendere il tutto possibile è stata l’associazione “Arthemisia”, la quale si è impegnata nella produzione e nella copertura di questa grande iniziativa, sollevando il comune da qualsiasi onere finanziario, definito scherzosamente per questo un “abile affarista”. Da parte di Iole Siena, la presidentessa. Chiarendo i dettagli:” l’evento verrà a costare intorno al milione e seicento mila euro. Essendo una prima per Firenze-sia la collaborazione con l’artista che l’esibizione di un simile genere d’opera a Palazzo Vecchio-, e non essendoci dunque un precedente, è difficile fare previsioni circa il grado di catalizzazione del pezzo d’arte. Rappresenta una scommessa, e noi speriamo di arrivare a coprire i costi (il teschio più costoso al mondo dovrebbe riuscire ad attirare almeno 60.000 visitatori in più rispetto alla media delle visite di Palazzo Vecchio).

Damien Hirst, classe 1965, è considerato il capofila del gruppo degli YBAs (Young British Artists)

Non solo lodi, però. L’arrivo dell’opera ha suscitato diverse polemiche, in primis legate al suo valore economico, stimabile attorno ai 100 milioni di euro. In seconda battuta la scelta del luogo: a detta di alcuni, Damien Hirst avrebbe fatto ricadere la sua scelta sul Palazzo Vecchio per il lustro che potrebbe donare al proprio curriculum; a questa polemica, alquanto sterile, ha risposto lo stesso Bonami:”alla luce del calibro dell’artista, non credo che Hirst abbia bisogno di inserire un simile dato per arricchire il proprio curriculum”.

Insomma, all’avvento di questa mostra a pezzo unico Firenze comincia a schierarsi- tanto per cambiare-: capolavoro o patacca? Colpo di genio o spreco immenso? Di certo c’è che, per riprendere le parole di Iole Siena, quest’opera rappresenta un “feticcio dell’arte contemporanea”; un pezzo d’arte la cui peculiarità fa sì che la sua paternità venga immediatamente riconosciuta senza bisogno della presenza di una firma. E dato il suo valore, economico prima ma non più importante che artistico, non sorprende il grande spiegamento di forze di sicurezza adottato: già previsto un controllo 24 ore su 24 da parte di guardie armate, che non perderanno mai d’occhio il prezioso quanto discusso oggetto.

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