“Senza l’Università non si cresce” è stato  il titolo della tavola rotonda che si è tenuta ieri presso la sala conferenze della Biblioteca delle Oblate. Organizzata dal Coordinamento d’interfacoltà dell’Università di Firenze, nominato dal Senato Accademico dell’ateneo, ha permesso di focalizzare il dibattito sullo sviluppo economico e culturale che l’università mette in moto. Per un Paese intero come l’Italia «in forte decrescita secondo le aspettativnive europee e degli stessi Stati che la compongono – ha dichiarato Marco del Panta, segretario generale dell’Istituto Universitario Europeo – l’università rappresenta il motore centrale di tutta la società». Mentre il DDL Gelmini incentrato su “Organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio”, in discussione rinviata alla Camera, auspica ancora un futuro non roseo per gli atenei italiani, l’Università di Firenze ha deciso di aprirsi a cittadini e turisti offrendo tutto il suo potenziale. Di concerto con l’Assessorato all’Università del Comune di Firenze, retto da Cristina Giachi, e con Elisabetta Cerbai, prorettore alla ricerca dell’Università di Firenze, il dibattito, moderato dal professor Carlo Sorrentino, ha sviluppato appieno tutte le difficoltà che la nostra istruzione pubblica da 12 anni a questa parte si trascina. «”Organizzazione e qualità del sistema universitario” suona tanto come un ulteriore, gravoso taglio riservato all’università – ha chiosato Elisabetta Cerbai -. Se la nostra università, tutto sommato, riesce ad avere livelli d’insegnamento alti nonostante la scarsità di fondi, e per fondi s’intende stipendi, è grazie alle strategie organizzative messe in campo ogni tre anni dall’università stessa». Se all’orizzonte non si scorge una politica di investimenti, a breve e lungo termine, nel settore universitario «è perché in Italia abbiamo una classe politica che ha sempre tenuto poco a questo settore importantissimo – ha incalzato Carlo Sorrentino -. Non stupiamoci poi se le nostre migliori menti, i nostri migliori ragazzi vanno via di qua». Ancora una volta si è scoperta l’acqua calda, verrebbe da dire. Eppure, a tutto questo l’ateneo fiorentino, che ha una cassa di risonanza proprio nell’assessorato all’università del Comune di Firenze, sta rispondendo con una serie di iniziative che coinvolgeranno nei giorni a venire tutte e 12 le facoltà, in modo tale da poter far scendere ancora una volta l’università nel territorio, mostrando come principale supporto alla comunità l’indotto economico di ben 70mila studenti. Insomma, l’università non è un settore che necessita un continuo gettito fiscale solo per realizzare progetti, o per riuscire a gestire il bilancio spese, è una realtà poco conosciuta anche dalla città stessa come fosse una cosa a sé stante. Il valore della stessa è dato dalla considerazione che le si da, sopratutto in ambito politico. Ora staremo a vedere se questo Disegno di Legge si prende abbastanza cura del fututo di tutti quanti noi, studenti e non.

 

Annarita Castellani

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