Ormai i giorni si contano che mancano si contano sulla punta delle dita. Tra poco la vicenda travagliata del DDL Gelmini, e più in generale la disavventura di questa riforma del sistema educativo, scriverà un nuovo capitolo: il 18 novembre, come già anticipato, il documento sarà oggetto di discussione alla Camera. Il giorno prima, data in cui si celebra su scala internazionale il diritto allo studio, verrà colta l’occasione per allestire uno sciopero generale, a cui parteciperanno tutte le categorie coivolte in questa questione.

Su quanto stia bollendo in pentola fra gli studenti ho già detto ( vedi  “Assemblea di raccordo a Lettere“). Passiamo adesso a vedere come si sta preparando all’evento la categorai dei ricercatori, qui rappresentata dalla dottoressa Ilaria Gagliardi.

Il Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari ha sempre allacciato, fin dall’estate, rapporti stretti con tutte le sigle studentesche”, afferma la dott.ssa Gagliardi, la quale ritiene positiva la mobilitazione di una categoria come quella degli studenti che “devono avere voce in capitolo”.

Tra i punti che accomunano queste due realtà, il voler rivendicare ”la necessità di riformare la struttura, e il bisogno di garanzie circa l’offerta di un servizio formativo di alta qualità”. Tenendo comunque conto che due concetti risultano imprescindibilmente legati e centrali in questa discussione: finanziamenti e valutazione.

Entrando nel concreto, il CNRU sarà presente il 17 nella manifestazione a fianco degli studenti e del CUP (Coordinamento Universitari Precari); come parte della Commisione Interfacoltà cretatasi per sensibilizzare il grande pubblico verso il problema, sarà indetta una tavola rotonda a Palazzo Vecchio: argomento principale, la condizione dell’università pubblica e statale.

Dalle parole della ricercatrice emerge la volontà di fare fronte comune, come già detto da alcuni studenti alla riunione di martedì a Lettere, cercando di avere una visione che vada oltre il poblema del settore di pertinenza. “L’università”, continua la dottoressa, “non è un’isola, la sua riforma implica una visione politica e sociale diversa”.

Infine, circa il peso che queste iniziative avranno, la dottoressa Gagliardi appare positiva: “mi auspico che il 17 emerga che esiste un’università viva, sana, vitale, capace di progettare sé stessa, mostrandosi come blocco compatto. Tutti alla fine abbiamo a cuore il bene comune, credo che tutti noi condividiamo un alto senso dell’istituzione che rappresentiamo. Mi aspetto molto dal 17”.

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