Tutti almeno una volta nella vita hanno giocato tentando la fortuna. Per eliminare quel rimorso logorante dopo l’estrazione, quella vocina che sussurra: ”se avessi giocato …” tantissimi italiani sfidano la fortuna sognando di poter stravolgere da un giorno all’altro la loro vita. Questa è l’ampia categoria dei giocatori occasionali che, sporadicamente, accompagnano un Gratta e Vinci alle sigarette o giocano le date dell’anniversario di matrimonio o della nascita del figlio.

Ma l’Italia è un paese anche di assidui giocatori, di sognatori, di accaniti, di malati. Non è un aspetto molto confortante dato che è indice di scarsa stabilità economica. Numeri alla mano si stima che solo al “SuperEnalotto” giochino 12 milioni persone a settimana; e nel 2008 siano stati incassati 13 miliardi di euro, il 13% in più rispetto al 2007. Aumentano i giochi, si moltiplicano i Gratta e Vinci, le lotterie si prolungano, si scommette praticamente su qualsiasi cosa. Giocare è anche sempre più facile dato che lo si può fare anche on-line. Ma chi ci guadagna? Chiaramente lo Stato che ha nelle mani i profitti di un settore che non sembra conoscere crisi. Nonostante la crescita vertiginosa di questa macchina da soldi che, allo stesso tempo, regala soldi emerge un dato contraddittorio. Infatti, un decreto ministeriale ha deciso che nel 2011 l’unica lotteria ad essere mantenuta sarà la Lotteria Italiana. Addio, quindi, alla Lotteria di Carnevale, di Sanremo e La Casa Viaggiante dei Sogni. La motivazione di questa decisione lascia perplessi. Sembra, infatti, che questo ridimensionamento sia dovuto allo scarso ritorno economico. Lo Stato reputa gli utili esigui e i premi troppo elevati.

Questa decisione può essere letta da due punti di vista. Che gli italiani abbiano diminuito le giocate perchè consapevoli di una vittoria remota e lontana e abbiano smesso di sognare milioni di euro? Oppure vi è la seconda ipotesi: i giochi nuovi e allettanti con premi da capogiro fanno calare i guadagni delle vecchie lotterie. Purtroppo le ricevitorie sempre piene e la proliferazione di siti per giocare, praticamente su qualsiasi cosa, sembrano avvalorare la seconda ipotesi. Agli occhi degli italiani sembra un’utopia vivere in un paese senza numeri vincenti. Si continuerà a giocare, a sognare e a perdere. La perdita non sembra un fattore scoraggiante, anzi, comparando le vincite con le perdite, sembra che ogni perdita spinga a giocare di più. Nessuno vuole rinunciare ai sogni, ma sarebbe più saggio aspettare la dea bendata con gli occhi aperti.

Annalisa Ausilio

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