Questa sera, a partire dalle ore 21.00 su Rai Tre, andrà in onda la prima delle quatto puntate del programma “Vieni via con me”, condotto dall’inedita coppia di conduzione Fabio Fazio-Roberto Saviano.

Un prodotto televisivo che, prima di poter vedere “la luce della messa in chiaro”, ha dovuto attraversare un lungo, se non lunghissimo periodo di gestazione. Una vera e propria odissea, uno scontro incentrato, almeno apparentemente, su aspetti economici.

Una serie infinita di polemiche ha condotto a questa tanto desiderata- o indesiderata?- prima del duo Fazio-Saviano: qui pro quo contrattuali, cachet astronomici, temi scomodi. Tutte cose che, in certo senso, possono aver accresciuto la curiosità intorno al programma, portandogli paradossalmente dei vantaggi? “Macchè polemiche! Quelle fanno solo perdere tempo”: così mi risponde il professor  Edoardo Tabasso, lasciandomi sulle prime un po’ spiazzato, alla mia domanda sul clamore che “Vieni via con me” aveva suscitato. Docente del corso di “Teorie e tecniche del linguaggio televisivo”, il mio ospite ha voluto subito mettere in chiaro la questione. “La polemica non l’ho seguita, ma quelle messe in atto le considero polemiche moralistiche (in riferimento ai cachet “dorati” che in un primo momento erano stati accostati ai nomi di alcuni ospiti, vedi Benigni)”.

E allora spazziamo via il superfluo, e andiamo al sodo: “l’importante è che la trasmissione vada in onda“, continua il prof.Tabasso, “sono curioso di vedere come si svilupperà il confronto fra Fazio e Saviano, e mi auguro che sia una trasmissione fatta di racconti sulla realtà”.

Proprio su questo punto il docente ha esposto un interessante punto di vista: è sbagliato, prima di tutto, fare di tutta l’erba un fascio, e limitarsi a definire l’intero panorama televisivo italiano uno schifo. Quotidianamente, vengono offerti grandi eventi, e questo progetto ha il potenziale per far presa sul pubblico nazionale, sebbene comunque la cerchia di telespettatori di Rai Tre non sia larghissima.

Elemento fondamentale per rendere questa formula vincente, la presenza di Roberto Saviano, definito dal professore “un gran raccontatore”. Saviano rappresenta ciò di cui oggi la televisione, ma non solo, ha un gran bisogno: spesso si tende subito ad interpretare i fatti, senza prima mostrarli, definirli. C’è bisogno di attivare la nostra “capacità di rendere riconoscibile l’ovvio, poterci riflettere su”, per riprendere una frase del docente. Il quale mi invita a prendere visione di un ottimo articolo  di Lanfranco Pace, comparso sul “Foglio” di sabato 6 novembre 2010, il cui pensiero può essere racchiuso in questa frase: “La realtà è nemica del luogo comune“.

In una televisione dove tutto sta nel come si appare, dove chi va in onda pare sempre al meglio della forma, indossando l’abito della festa, Saviano si caratterizza per avere un suo stile. ll suo modo di esporre, che forse lo rende non facilissimo da seguire, ti constringe a restare incollato allo schermo per non perdere il concetto, l’idea che sta cercando di trasmetterti. La sua posizione non è facilmente definibile, dal momento che, a detta del professor Tabasso, “è riuscito a più riprese nello scontentare tutti, dal centro alla destra alla sinistra. D’altronde non deve far contento nessuno, tranne il pubblico“.

Ospiti “difficilmente collocabili” faranno da contorno a questa nuova avventura della televisione, a cui Saviano, scrittore ed esponente del cosiddetto new journalism, darà un contributo di grande valore. Lo marca proprio il professor Tabasso, quando definisce “molto significativo che uno come Saviano, nella difficile condizione nella quale è costretto a vivere, voglia andare in televisione”.

Annunci