Venerdì 5 novembre, alle ore 10, si è svolto presso la sede del Rettorato in Piazza san Marco l’incontro tanto richiesto dagli studenti con il Rettore Alberto Tesi. Scopo del ritrovo era quello di riprendere la discussione sul DDL Gelmini là dove era stata lasciata circa 20 giorni fa (a riguardo, vedi https://uafirenze.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=1947&action=edit ), in  previsione del nuovo appuntamento parlamentare, in agenda per il 18 novembre alla Camera. Sotto l’occhio attento del professor Carlo Sorrentino, la mattinata è stata strutturata in tre parti. Nonostante l’intervento più atteso, quello del Rettore, fosse il primo, a mio parere l’interesse è andato crescendo fino all’ultima fase, quella degli interventi.

Davanti ad un’aula magna colma di esponenti di tutte le categorie del mondo universitario- dai professori agli studenti fino a rappresentanti sindacali- il Rettore Tesi ha esposto una sua personale disamina della questione, con toni pacati e parole misurate, suscitando il malcontento di una parte della sala, desiderosa di vedergli prendere una posizione forte e, forse, meno ‘politically correct’. Certo la sua veloce dipartita a causa di impegni ufficiali ha suscitato non pochi mugugni fra i ragazzi, che puntavano probabilmente ad aprire un tavolo di discussione con quest’ultimo. Ma tant’è.

Due punti centrali. Innanzitutto, il legame fra la riforma del sistema universitario e i piani di finanziamento: “Le riforme a costo zero”, ha detto, “non hanno mai prodotto niente di buono. Non può essere discussa una legge di riforma senza un piano di finanziamento certo.”

In secondo luogo, Tesi ha sottolineato come sia necessario mettere a disposizione del grande pubblico gli strumenti necessari per comprendere di cosa si stia discutendo, definendo questo un   “momento per rilanciare una campagna di sensibilizzazione”.

La parte centrale dell’incontro è stata aperta da una breve intervento del professor Sorrentino in veste di esponente della Commissione Interfacoltà: questi ha elogiato l’ “azione compatta dell’Ateneo fiorentino, che ha messo in luce come si stia parlando di esigenze oggettive, non corporative”. Successivamente è intervenuto il ricercatore Pietro Causarano, il quale ha proiettato e esposto alla platea un lavoro dal titolo “Il falso mito del fallimento dell’Università Pubblica Italiana”. Slide dopo slide, sono state sviscerate le statistiche e i numeri che dovrebbero dare l’idea di come, in Italia, il rapporto fra finanziamenti e produzione scientifica sia tutt’altro che negativo, sebbene il discorso sia tutt’altro che elementare.

Infine la parola è passata agli interventi di ospiti e del pubblico. A parlare sul palco si sono susseguite molte voci che esprimevano una concordia quasi totale. Secondo il parere di ricercatori e ragazzi, con questo progetto di riforma si vuole mettere in moto un processo di smantellamento e di privatizzazione dell’università. Per il 17 novembre è in programma un sciopero, ma non solo: oltre alla richiesta di un blocco della didattica, c’è chi ha auspicato la consegna delle dimissioni da parte di tutti coloro che detengono cariche accademiche, ritirabili solo in caso di contemporaneo ritiro del disegno di legge.

Una voce fuori dal coro c’è stata, tuttavia, ed è stata quella di Francesco Amistà di Studenti per le Libertà. Come già riscontrato all’assemblea ad Agraria di ottobre, ha avuto luogo l’ennesimo esempio di inciviltà. Quasi messo alla gogna, il ragazzo si è visto prima costretto ad alzare il tono di voce per salire sopra fiumi di fischi ed insulti che, in modo quasi vigliacco, molti dei presenti gli inveivano contro; poi, siamo passati addirittura alla derisione, esasperando l’intervento dello studente. La situazione ha assunto contorni surreali, con il professor Sorrentino che, dopo aver tentato invano di mettere a tacere chi, parole sue, stava “mostrando il lato peggiore della categoria, ha invitato più volte Amistà a proseguire nel suo intervento, stando attento a riprenderlo perché rimanesse al’interno del tempo concessogli.

Ancora una volta, ho assistito ad una vera e propria mancanza di rispetto, una maleducazione tanto forte quanto inconcepibile. È giusto che chi si sente dalla parte della ragione chieda, anzi pretenda di esporre il suo pensiero e di venire ascoltato. Ma molti di questi poi non accettano l’apertura di un dialogo, sordi alle ribattute di chi la pensa diversamente, anzi intenti a mettere a tacere chi intende replicare.

Ad un certo punto una ragazza ha gridato a Amistà : “non ti sta ascoltando nesuno!”.

Anche volendo, cara mia, non c’era proprio modo.

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