Si dice che guardiamo alle cose con leggerezza, finchè capitano lontane da noi. Ci dicono che noi giovani viviamo incoscientemente, pensando di essere invincibili: la pagina di un giornale o lo schermo della tv, ci distanziano dai fatti, rendendoli surreali, filmici. Partecipiamo si al dolore di coloro ai quali capitano le disgrazie, ma sempre con quella lontananza di chi è sicuro che una cosa simile non gli accadrà mai. La morte poi, con tutti i suoi macabri risvolti, non viene neanche calcolata dall’impetuosa giovinezza che ci spinge a provare di tutto, e sembra appartenere ad un universo parallelo, o comunque lontano anni luce da noi.

Poi accade che un ragazzo della tua età, della tua città, che ha fatto la scuola accanto a casa tua, esce dove esci te, conosce le stesse persone che conosci te, frequenta gli stessi tuoi locali, muore ucciso da un’auto che sbanda, mentre era fermo sul ciglio della strada. E’ li che questa certezza di essere invincibile crolla sbattendoti in faccia la realtà della morte.

Andrea Gremmo, pratese di 21 anni, il 31 Ottobre esce da una festa di Halloween al Link a Bologna, dove era andato rinunciando alla macchina e facendosi un’ora di treno per tranquillizzare il padre, a causa del maltempo. Sono le 6 del mattino, e si apposta sul ciglio della strada con l’amico, in attesa di un taxi, sotto il diluvio.A causa della strada sdrucciolevole, e di una curva particolarmente buia, una macchina sbanda, e lo investe. Da li tutto velocizzato . La corsa all’ospedale, le ferite che non fanno sperare niente di buono, la lunga processione di amici che cerca di vedere il ragazzo. Lunedì pomeriggio, poi, la notizia del decesso.

Ed ecco che la bacheca di facebook di Andrea è invasa da messaggi increduli, imploranti, arrabbiati, disperati, sconvolti, come se tramite la tecnologia ci fosse un canale di contatto col ragazzo, un modo per mantenerlo in vita. E’ l’assurdità di questa vicenda che lascia senza parole, è pensare che un minuto ci sei, poi sei sotto le ruote di una macchina a lottare per la vita, e riflettere che se ci sono persone che muoiono così, forse il senso che ogni giorno ci arrabattiamo per attribuire alle nostre vite, non c’è.

Andrea non è morto perchè aveva bevuto troppo, si era drogato, era malato, era stato minacciato; L’autista dell’auto che l’ha travolto è risultato negativo al test di alcol e droga; E forse quello che fa più paura è proprio l’impossibilità di trovare un motivo a tutto ciò, perchè se c’è una causa scatenante un evento, possiamo sempre provare ad evitarlo, ma se non c’è, siamo totalmente indifesi. E allora ci aggrappiamo al destino.

Ci dicono tante cose, ma quello che rimane è l’amore che viene dimostrato dai genitori, che ne hanno donato gli organi, e da tutti i suoi conoscenti e non, nei confronti di questo ragazzo tragicamente scomparso. Anche se il senso, purtroppo, non l’avremo mai.

Martina Nesti

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