Mercoledì 27 ottobre Allevi entra un po imbarazzato nell’auditorium della FNAC, guarda il pubblico e si commuove. Alla richiesta dello speaker “La gente vuole sapere tutto di te!” risponde “No la gente vuole sentire suonare!” segue il plauso di concitazione ed istintivamente mette le mani nei capelli, volge lo sguardo al pianoforte a coda, si siede e suona. Conclude; accarezza lo strumento e si inchina. Applausi.

Gli speaker lo presentano, parole di merito; “Uno dei più grandi compositori contemporanei!”-“Mi mettete in imbarazzo, io non so nulla!”- risponde smarrito ed ancora viene accolto con entusiasmo.

Successivamente gli domandano come si diviene completamente liberi, dopo un attimo di riflessione – sguardo perso nel vuoto, quello che Bollani riesce ad imitare magnificamente. – esclama: “Ma queste domande i giornalisti non me le fanno! È difficilissima… allora bisogna liberarsi del giudizio e del pregiudizio; quindi di quelle estetiche e metriche di valore accademico, ma che bisogna assolutamente studiare e capire. Perché per arrivare alla semplicità bisogna passare dalla complessità, è un lavoro di studio ed esercizio, ma è necessario passarci. Poi confutiamo il preconcetto che la semplicità sia meno della complessità. Quando lo fai sei spesso criticato dal giudizio accademico! Ragazzi la complessità è una forma di potere, come il Latino lo era nelle funzioni religiose! Viva il volgare!!!”

Dopo una domanda sull’ispirazione riprende “Sento la musica in testa è un ispirazione continua. Ciò che sento non lo associo ad immagini, ma a modelli e scale compositive, non scrivo nulla ma memorizzo ogni nota. Infatti durante la registrazione di questo album, alla quinta giornata di incisione, ho avuto un crollo e non mi ricordavo niente, quindi il direttore, comprendendo il mio stato d’animo, mi ha preso dalla mensa un pezzo di pane per gettarlo ai pesci. In effetti dopo aver dato loro da mangiare ho continuato a suonare!”

Allora Maria chiede se gli capiti di sentire la musica anche quando parla con le persone, Allevi sorridendo “Mi capita spesso diconcentrarmi sulla musicalità dei linguaggi e certe volte mi perdo nel suono e non ascolto cosa mi dica la persona difronte!! Poi mi capita di percepire dalla melodia delle parole le emozioni dell’altra persona, per esempio se sia ostile o meno!

...Oh! Sto parlando da troppo tempo! Suonerò. Questo brano si intitola “L.A. Lullaby” ed è dedicato alla desolazione di Los Angeles.”

Gli pongono interrogativi sul suo album Alien “È arrivato in testa negli ultimi anni, come sempre, le composizioni hanno richiesto una forza performativa secondo le loro logiche, non secondo le mie, né quelle discografiche. Sono state inserite delle sonate, tra cui anche un tributo a Chopin, che è, per eccellenza, il poeta del pianoforte!” –Tre motivi per comprarlo? “No ma io non sono per convincere all’acquisto, chi lo vuole fare lo faccia, ma libertà anche nel non farlo!!” – Ok! Tre motivi per non farlo? “La copertina è inquietante, poi… Ah! Non lo comprate se condividete le critiche degli accademici! E se non vi ho trasmesso niente.”

Allevi pone lo sguardo verso il pianoforte, per recarsi in quella che per lui è una sicurezza. Si mette seduto, poi si alza come molestato da una presenza irrispettosa “Scusate, per cortesia, potreste gentilmente spostarvi dal palco? Per me è uno spazio sacro!” dice agli speaker. Si adagia ed inizia a preme i tasti neri e bianchi.

Elisa Lastrucci

 

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