Scene filmiche. Gruppi di turisti annoiati che la Domenica passeggiano allegramente ad Avetrana, scattandosi foto di fronte al Garage dell’omicidio della giovane Sarah Scazzi (in queste ore addirittura si pensa che il luogo dell’omicidio possa essere stata la casa), portando i figli e raccontando loro chissà quale storia per essersi recati in quel luogo. Scene apocalittiche. Risse tra familiari a causa di versioni discordanti sulla vicenda (è successo a Sassuolo tra un padre e un figlio). Decine e decine di speciali, programmi, servizi, sulla triste fine della ragazza, che è diventata il motore acchiappa-audience della tv Italiana.

Ma la “colpa” sta tutta dalla parte dei giornalisti? Accusati di troppa pressione e attenzione mediatica, inviati e reporter puntellano Avetrana da una parte, non abbandonando la casa di Michele Misseri, e il carcere di Taranto dall’altra, cercando di far trapelare informazioni sulla situazione di Sabrina e del padre.  Fatto sta che fin dall’inizio della vicenda gli stessi personaggi coinvolti cominciarono ben presto le apparizioni televisive, con estrema gioia da parte dei conduttori e dei produttori. In particolare Sabrina, adesso accusata dallo stesso padre di averlo aiutato a tenere ferma Sarah mentre lui la soffocava, non si è mai risparmiata nelle ospitate alle trasmissioni, stando presente anche quando massacravano il padre dandogli del “mostro”, e meritandosi per questo l’ammirazione di tutti.

Secondo le ultime ricostruzioni Sabrina e il padre avrebbero avuto intenzione di “dare una lezione” a Sarah, che si lamentava delle molestie dello zio, e che aveva litigato la sera prima con la cugina, pare per via di Ivano, un ragazzo che piaceva ad entrambe. Quindi Sabrina avrebbe attirato Sarah in cantina, dove si sarebbe consumato il delitto. Michele Misseri ha inoltre ritrattato la confessione in cui affermava di aver violentato il corpo ormai senza vita della ragazza, e ci si domanda se lo avesse detto precedentemente per trovarsi un movente (quello sessuale appunto), e per allontanare i sospetti dalla figlia. Ma perchè avrebbe deciso di parlare solo adesso? Forse a causa degli interrogatori stringenti? Fatto sta che Sabrina continua ad urlare in carcere la sua innocenza, e chiede il confronto con il padre.

Scene che fanno rabbrividire. Un padre che accusa la figlia di omicidio,  legami familiari totalmente divelti, distrutti, rovesciati. Delle tante cose che sono state dette in questi giorni, l’unica certezza è il ruolo che aveva Michele Misseri in casa: un ruolo marginale, di un “fallito” che subiva passivamente le decisioni delle donne. Anche la stessa Cosima Serrano infatti, moglie di Misseri, pare fosse a conoscenza di tutta la storia, e potrebbe essere accusata di favoreggiamento, anche se ancora non è indagata. Una storia di Omertà è orrore, in cui tutti sembrano sapere e dire una verità centellinata, per proteggere qualcuno, qualcosa. Un uomo che cambia versione almeno una volta al giorno, una ragazza enigmatica, una famiglia semplice, che i panni sporchi li lava in casa.

La storia di una comune quindicenne bionda brutalmente uccisa si è così trasformata in un film surreale e grottesco, con riflessi da Grande Fratello e CSI,  che ha come trama l’orrore, l’odio e gli interessi familiari, e come protagonisti tutti noi, che ogni giorno aspettiamo le novità con trepidante attesa. La sua immagine è schiaffata in ogni programma, ed è quasi finta, un fantoccio, come in quei video della gita a Roma che vengono proposti ancora e ancora, solo per suscitare la pena degli spettatori. Plastici, ricostruzioni a fumetti, discussioni con sociologi,avvocati e showgirl, ipotesi più disparate, addirittura la scoperta da parte della madre di Sarah del ritrovamento del cadavere in diretta Tv, di fronte a milioni di occhi sgranati. In tutto quello che siamo riusciti a tirar fuori da questa storia, l’unica che rimane la vera vittima è Sarah, che non riesce a riposare in pace , e che soprattutto, paradossalmente, è passata in secondo piano rispetto alla nostra curiosità. Ciò che è fondamentale, è dar spazio alla necessità di sproloquiare sulla vicenda, immedesimandosi in investigatori e poliziotti. Viene da domandarsi perchè più una vicenda è macabra, più ne siamo attratti. E la risposta potrebbe non piacerci.

Martina Nesti

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