Il 18 ottobre compare sui giornali la notizia di una ragazza di 15 anni che, alzando un po’ il gomito, finisce all’ospedale per un’intossicazione acuta. Purtroppo questo è solo l’ennesimo esempio di quanto poco i giovani, non solo fiorentini, conoscano il proprio corpo e le reazioni che questo può avere, finendo col perderne il controllo e correndo incontro a grossi rischi. Ma se combiniamo insieme alcol e guida, ecco che otteniamo un vero e proprio cocktail letale. O si decide di concedersi ai piaceri del bere- responsabilmente, si badi bene- o si decide di rimanere sobri per poter essere in grado di condurre un’auto in tranquillità. In altre parole, “Drink or drive”.

È bene mettere, prima di tutto, i puntini sulle “i”. Il problema del bere alla guida non è affare da poco. Soprattutto nei giovani, non ci si rende conto degli effetti dell’alcol sulla propria lucidità, sui propri riflessi; si diventa un pericolo per sé stessi e per gli altri, tanto più se alla guida di un’autovettura. Negli ultimi anni si sono susseguite norme che abbassavano sempre più il tasso alcolico nel sangue consentito per mettersi al volante, fino all’ultima disposizione di totale sobrietà per i neopatentati. Tali atti puntano al fatto che la paura di una sanzione condiziona le nostre scelte, ma la cosa va risolta alla radice. Il vero problema sta più a monte.

Spesso nel dialogo quotidiano fra genitori e figli, temi quale il bere rimangono in una specie di limbo dell’incomunicabilità, come ha sottolineato l’Assessore alle Politiche Giovanili Cristina Giachi. È per questo che, per mettere i ragazzi in grado di farsi un’idea chiara del problema, si è formata l’associazione “Contatti”. Niente paternali, ma voglia di coinvolgere i giovani in una stretta collaborazione che porti a trovare delle soluzioni. Basta dover sempre aspettare che accada l’irreparabile, raccogliendo gli appelli di sensibilizzazione di genitori affranti per poi tornare a dimenticare tutto. Bisogna agire, e in modo concreto. Appare evidente come il problema non si possa risolvere vietando l’assunzione di bevande alcoliche- storicamente le iniziative di carattere proibizionista in questo campo non hanno mai avuto un gran successo- . Alla luce di ciò prende forma l’idea di un “etilometro modaiolo”.

a sinistra, Stefani Guarnieri, un padre che come tanti ha perso il figlio in un incidente stradale; a destra, Matteo Lucherini

Quest’idea, nata dal lavoro interattivo coi ragazzi delle scuole, si fonda su un concetto ben precisato dal presidente dell’associazione, Matteo Lucherini: bisogna cambiare abitudini. Più precisamente, rendere il “controllo alcol” un rituale del fine pasto. È questo dando la possibilità a tutti di avere un etilometro a disposizione, gratuitamente. Oggi come oggi, certi locali sono dotati di apparecchi che ti permettono di verificare il tuo stato di sobrietà, ma questo sistema può creare imbarazzo, disagio, oltre ad essere a pagamento. Ciò che “Contatti” vuole ottenere è rendere appunto di moda avere sempre un etilometro in tasca, pronto all’uso. E una prova concreta dei loro sforzi si potrà vedere nei due weekend a seguire: sabato 23 con un workshop nell’aula magna dell’Istituo Statale d’Arte, e la notte di Halloween al Viper Theather con la distribuzione gratuita di 10.000 etilometri monouso. Conservati in pratiche bustine, questi etilometri appaiono semplici da usare- niente marchingegni complicati con tubi e palloncini, basta impregnare un tamponcino di saliva- e pratici, a misura di taschino.

La moda dell’etilometro farà un ulteriore passo in avanti poi nell’inverno, quando “Contatti” metterà in moto una collaborazione con Polimoda affinchè anche l’aspetto di questi salva-vita risulti accattivante e trendy.

C’è poco da scherzare quando in gioco ci sono al vita e la morte. Una volta poste le mani sul volante e acceso il motore, chi guida si assume una grande responsabilità. Per usare una formula resa celebre da Adriano Celentano, “chi si controlla è rock, chi se ne frega è noia”.

E la noia uccide.

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