Noi della “Generazione-sempre-connessa”. Un appellativo che ci siamo guadagnati per quell’irrefrenabile impulso che ci spinge a non staccarci mai dallo schermo di un pc e se il pc non c’è, c’è il cellulare o lo smartphone. E così sappiamo sempre tutto di tutti in tempo reale, peggio delle comari sedute a far la calza davanti all’uscio di casa, acquistiamo e vendiamo comodamente seduti davanti al nostro portatile, facciamo le foto non per incorniciarle in camera ma per postarle su Facebook e farle vedere ai nostri amici dall’altro capo del mondo, non leggiamo i cartelli stradali che tanto c’è il sotware di navigazione satellitare sull’I-phone. Un tecnologia che fa passi da gigante e che ci offre una miniera di opportunità impensabili fino a qualche anno fa ma che presenta anche rischi che spesso sottovalutiamo, così cresciuti come siamo a pane ed Internet. Uno di questi si chiama “cyber bullismo” o bullismo informatico e non è cosa che riguarda solo i ragazzini a scuola ma che coinvolge tutte le fasce d’età, nessuna esclusa.

E proprio il cyber bullismo è stato il tema al centro del convegno internazionale “Generazione-sempre-connessa: rischi e potenzialità delle nuove tecnologie” tenutosi oggi in Rettorato, dove studiosi provenienti da tutto il mondo si sono confrontati, hanno espresso il proprio punto di vista e ipotizzato le  prospettive future riguardo al rapporto tra i giovani e la tecnologia.

Il cyber bullo è colui che si appropria di dati personali, immagini e video di un “amico” e li diffonde via sms, mms o via Internet all’insaputa dell’ignara vittima. Un reato che può violare norme del Codice civile, del Codice penale o del Codice sulla Privacy e che può assumere varie forme: flaming, molestie, denigrazione, sostituzione di persona, rivelazioni private o imbarazzanti, inganno, esclusione da un gruppo, cyber-stalking. Le regioni più colpite da questo recente fenomeno sono quelle della Lombardia, della Campania, della Calabria e della Sicilia e gli adolescenti restano la fascia più colpita.

“Tutto il mondo adesso sa”. E’ proprio questa consapevolezza da parte della vittima che aggrava le conseguenze sulla sua incolumità psico-fisica rispetto alle vittime di bullismo “reale”, tradizionale. Vergogna, senso di frustrazione, impotenza, depressione spinta fino al desiderio di suicidio sono aggravate dalla consapevolezza che la lesione della dignità della persona travalica i confini della famiglia, del posto di lavoro, della cerchia di amici e si espande a livello globale.

Con questo non si vuol creare allarmismi e far sentire in pericolo chi carica le proprie foto su Facebook o chatta con gli amici  ma l’invito è alla prudenza e all’attenzione prima di mettere in rete i propri dati. Per chi volesse fare segnalazioni di abusi informatici si ricorda il sito della Polizia di Stato www.commissariatodips.it

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