Nell’immaginario comune, le biblioteche sono spesso viste come luoghi pieni di grossi volumi polverosi, edifici tristi e bui frequentati da persone con la tendenza ad isolarsi dal mondo; non sorprende dunque sentire frasi come quella riportata dallo scrittore Francesco Burdin nel suo libro “Un milione di giorni”, inerente un’altro “tempio del sapere”: “Le probabilità di incontrare certa gente in libreria non sono maggiori di quelle di incontrare un neonato dal dentista ”. E’ dunque diventata abitudine  bollare certi individui come topi da biblioteca.

Credi che fare un giro in biblioteca sia poco stimolante, noioso, che sia un luogo frequentato da persone ultra-sessantenni dagli occhiali spessi che sfogliano libri ultracentenari? Quando pensi ad una biblioteca ti immagini scaffali pieno di libri ammuffiti e vedi tutto grigio? Come si direbbe in inglese, THINK AGAIN!

Da ormai 5 anni il Ministero per i Beni e le Attività Culturali si impegna nella promozione dell’iniziativa “Ottobre, piovono libri”, all’interno della quale si sviluppa il progetto toscano “Tipi da biblioteca”, quest’anno alla partenza il 20 ottobre.

Circa 160 biblioteche toscane, insieme ad altre istituzioni, enti, associazioni e scuole si sono attivati nella realizzazione di oltre 500 eventi, (un quarto di quelli offerti su scala nazionale dal “progetto madre”) spalmati su tutto il mese.

Stando a quanto affermato dall’Assessore alla Cultura, al Turismo e al Commercio della Regione Toscana, Cristina Scaletti, è importante fare capire come questi luoghi non siano affatto monouso:  in biblioteca si può “ascoltare musica, guardare film, dialogare con autori, navigare in internet, sfogliare riviste, visitare mostre, partecipare a caffè letterari, laboratori, spettacoli”. Pensarle come luoghi freddi in opposizione al mondo esterno, dove ci sarebbe la “vera vita”, è un grosso errore. Sono proprio le barriere di qualsiasi tipo il primo nemico che si vuole sconfiggere: per cui al bando qualsiasi forma di discrimazione sessuale ( tra i tanti libri che verranno presentati, opere di autori gay, lesbo e transgender), o di incomunicazone ( è possibile trovare “pubblicazioni nella propria lingua, che sia l’albanese o l’arabo, il polacco o il cinese”, sempre citando Cristina Scaletti). Le attività non si fermano una volta varcata la soglia di uscita, in quanto è possibile essere “accompagnati nei luoghi più vari e talvolta inattesi: piazze, teatri, scuole, ospedali, comunità religiose, siti monumentali, persino centri commerciali”.

L’Assessore rifiuta in modo assoluto la convinzione che lo scarso interesse per la cultura (la Toscana si assesta sulla media nazionale per quanto riguarda lettura di libri; peccato che questa risulti al di sotto di quella europea) sia da attribuire allo scarso interesse dei cittadini. Progetti come “Tipi da biblioteca”, che dimostrano il contrario, permettono di fornire alle persone moltissimi spunti per affrontare ua propria crescita personale o semplicemente per divertirsi, e tutto ciò peraltro raggiunto a costi molto contenuti, in quanto le uniche spese a carico della Regione sono quelle di comunicazione. Niente male, eh?

A riguardo sono intervenute altre personalità operanti nel settore, come Chieretta Silla, dirigente settore biblioteche, la quale ha marcato come questi non siano luoghi di isolamento, ma possono trasformarsi in ambienti di socializzazione: la biblioteca è un “luogo per incontrare non solo libri, ma anche persone”.

Idee come questa mettono bene in evidenza la volontà di aprire le porte della cultura, creando un servizio che sia gradevole per tutti e possa accontentare i gusti di tutti.

“Tipi da biblioteca 2010”, dato il suo ricco programma di eventi, ha sicuramente il potenziale giusto per avvicinare i cittadini toscani a questi luoghi per alcuni tanto misteriosi.

In un mondo dove spesso cultura corrisponde solo ad un’idea di cultura alta, inarrivabile, curata da quattro saggi nella loro torre d’avorio, è bene difendere il valore della cultura intesa come insieme di tutti i saperi che gli uomini possono condividere. Come dice la stessa Cristina Scaletti, il desiderio sarebbe che chi si avvicini alla biblioteca senta l’esigenza di “difendere la cultura con tutti gli strumenti possibili”.

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