A tu per tu con Angèle, dal Belgio con furore per trascorrere un semestre di Erasmus a Firenze. Un’occhio esterno che racconta la città nel bene e nel male con quell’irrestibile erre moscia d’Oltralpe. E il dubbio resta: è la città di Dante anche una città universitaria?

Io e Angèle ci siamo conosciute per caso sedute su una panchina fuori dalla biblioteca delle Scienze Sociali. In piena protesta del mondo universitario e in una città nuova il suo sguardo era sperso ma la voglia di parlare con qualcuno del posto superava anche la timidezza e la paura di sbagliare qualche tempo verbale. E così sono rimasta un’ora a parlare con lei della sua vita da Erasmus (che conosco e rimpiango!!), di Firenze, dei servizi che offre, dell’università e delle sue riforme. Toni spesso duri i suoi, che fanno riflettere.

Angèle studia Scienze Politiche ma una volta arrivata qui ha scoperto che alcuni dei corsi che aveva inserito nel piano di studi sono stati soppressi perché tenuti da ricercatori che hanno rinunciato alla didattica. Angèle era in Italia anche durante l’Onda di due anni fa e da studentessa ha sostenuto le proteste, è scesa in piazza per il diritto allo studio e ora dice “conosco la situazione dell’università italiana e trovo assurda la decisione di un governo che, tagliando i fondi all’università, ha deciso di non investire sul futuro dei suoi giovani”. E confesso che sentirselo dire da una straniera mi ha fatto un certo effetto.

Riguardo al nostro sistema universitario, paragonato con quello belga, Angèle mi ha confessato di essere rimasta colpita positivamente “perché qui c’è un rapporto più aperto tra professori e studenti, c’è possibilità di intervenire durante la lezione ed esprimere il proprio punto di vista, le proprie opinioni,  mentre in Belgio fondamentalmente si ascolta in silenzio e basta”. Ma arriva anche il tasto dolente “è impossibile però avere informazioni su tutto quello che c’è da sapere sull’università: all’estero ci sono quasi ovunque delle giornate di orientamento per gli studenti appena arrivati in città mentre qui arrivi e nessuno ti dice o ti spiega niente e anche individuare a quali uffici rivolgersi per avere informazioni è un’impresa”.

Angèle abita a Gavinana e così si sposta in bicicletta “il mezzo di trasporto più romantico”, dice, oppure in autobus “che però ci mette un tempo assurdo per arrivare in centro o a Novoli, dopo mezzanotte non passa più e ci sono tanti controlli e pochi posti dove acquistare i biglietti e direttamente a bordo spesso li hanno finiti”.

Ma cose offre la città per lo svago di uno studente Erasmus? “Il nostro punto di ritrovo di solito è la Casa della Creatività dove si può fare un aperitivo e stare con altri ragazzi oppure andiamo in Santa Croce con le birre portate da casa perché nei pub costano troppo, poi ’è una carta che dà sconti agli studenti per esempio per il cinema – mi dice Angèle che però un po’ delusa confessa anche –  forse la cosa più difficile è proprio socializzare con i ragazzi fiorentini perché comunque sono un po’ chiusi e così alla fine ci troviamo sempre tra erasmus e poi non c’è un luogo solo dove si ritrovano ma sono sparpagliati nei vari pub. Per questo sono un po’ triste e a volte mi annoio ma spero che col tempo le cose cambieranno”.

Alla fine della chiacchierata con Angèle sono contenta ma anche dispiaciuta di una Firenze splendida e monumentale ma chiusa, disorganizzata e poco accogliente per uno studente. Sono dispiaciuta che chi viene qui non possa trovare quell’efficienza e quell’accoglienza che io ho da erasmus ho trovato altrove, in quelle terre che noi diciamo “fredde”.

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