Dopo aver ascoltato la voce di studenti rappresentanti  forze della sinistra universitaria, è  giunto il momento di sentire come la vicenda dell’approvazione del DDL Gelmini- ma più in generale della riforma pensata dal ministro- venga vissuta da chi milita dalla parte opposta della barricata, nelle forze del centro-destra.

A questo scopo, ho posto lo stesso blocco di domande che avevo presentato a SU e SdS  all’attenzione di Niccolò Macallè, di Studenti per le Libertà, e Francesco Torselli, di Giovane Italia. Come avevo fatto con i dati raccolti nelle chiacchierate svolte in comapagnia di Clarissa Biagioni e Jacopo Dionisio (vedi il post “Riforma Gelmini: c’è chi dice no!), anche in questo caso ho voluto studiare le assonanze o dissonanze fra le opinioni dei due ragazzi del centro-destra; riscontrando una forte condivisione di idee, ma non totale.

Un concetto che traspare in modo chiaro è la necessità di questa riforma. Certi atti “non potevano più aspettare”, per usare le parole dell’esponente di Studenti per le Libertà. Il sistema scolastico italiano necessita di andare incontro ad un processo di rinnovamento, che vada a modificare per davvero, nel profondo, i meccanismi di una realtà datata e incapace di stare al passo con i tempi di crisi nei quali ci troviamo, da un lato, con la crescita dell’Unione Europea, dall’altro. Che non si limiti cioè a “semplici ritochi di facciata”, come dice Francesco Torselli.

Quest’utlimo sottolinea comunque come, oltre che inevitabile, questa  riforma sia  per innegabilmente difficile da assorbire, e che la volontà di portare avanti un progetto che chieda agli italiani di sopportare dei sacrifici a breve termine per poter costruire le basi di quello che, nel giro di qualche anni, risulterà  in un miglioramento dell’intero sistema, dimostra come a questo governo, e al ministro Gelmini, non manchi la componente del coraggio. Coraggio nel fare sacrifici che sicuramente faranno scontente molte persone, le quali tuttavia è bene che si ricordino come “la perdita del loro posto di lavoro non è imputabile a chi oggi cerca di rimettere a posto le cose, ma a chi, in passato, le cose le ha rovinate”.

Da parte sua, Niccolò Macallè sottolinea come con questi atti si facciano i primi passi nella giusta direzione affinchè l’Università torni ad essere il nostro fiore all’occhiello. Per fare questo è necessario che si eliminino quei privilegi di cui a oggi continua a godere il mondo accademico e, in particolare, i cosiddetti Baroni.

La posizione del ministro Gelmini viene descritta come lineare, capace di portare avanti un’azione coerente di riordino, “con la Riforma delle Superiori appena avviata e con quella dell’Università sul rettilineo di arrivo”, citando Niccolò Macallè. Il comportamento del governo viene valutato  molto positivamente anche da Francesco Torselli, “ mostrando da una parte disponibilità al dialogo su alcuni punti del DDL, ma al tempo stesso intransigenza verso chi vorrebbe modificare la Riforma al punto da renderla completamente inutile ed inefficace, ritengo stia gestendo al meglio la situazione in essere”.

Sia Macallè che Torselli si dicono fiduciosi circa il passagio del DDL e il proseguo del lavoro nella realizzazione di questa riforma. Il primo mette in evidenza come, nonostante i grattacapi con cui la maggioranza ha avuto a che fare negli ultimi tempi, il sentimento che vada per la maggiore sia la fiducia. Il secondo mette in evidenza l’ampia maggioranza di cui questo governo goda, imputando un eventuale voto contrario,  alla luce di quanto detto sopra improbabile , solamente ad un clamoroso “voltagabbana” di una parte della stessa maggioranza, condannata a portarsi il peso d’aver contribuito al fallimento una riforma necessaria, seppur dolorosa.

Torselli infine mette in un luce il buon lavoro condotto sia da Azione Universitaria che da Studenti per le Libertà, mirato a mettere nelle mani degli studenti in primis un’informazione chiara e dettagliata della riforma, nelle sue parti più e meno belle. Il suo atteggiamento nei confronti delle opposizioni è di comprensione, sebbene non condividendone i contenuti della protesta, piuttosto mettendone in risalto la capacità di saper sfruttare le occasioni offerte dalle contestazioni di ricercatori e lavoratori per portare critiche al governo.

Macallè appare più duro nei confronti delle forse di sinistra, a suo modo di vedere capaci solo di fare propaganda ricca di slogan ma povera di proposte attuabili. Per le sinistre “è stata persa un’occasione”.

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