Facoltà di Lettere. Mentre l’assemblea procede, tra interventi e nomi che si aggiungono alla lista di chi vorrebbe parlare, la vita nelle altre stanze della facoltà continua ad andare avanti.

Buttando un occhio giù per le scale, dal primo piano dove si trova l’Aula B, stanza in cui è stato indetto l’incontro di stamani, c’è chi continua a fare le fotocopie. Altri all’angolo leggono il quotidiano e commentano Tremonti, i loro coetanei accalcati all’ingresso sono cosa remota.

Alle macchinette del caffè, tra una monetina e l’altra chiedo: Scusate ma perchè non siete all’Assemblea?. Sarebbe stata meglio una doccia fredda, o magari una ventata di quelle gelide che ti arrivano sul collo appena la sciarpa lo scopre un po’. 

Il primo a rispondermi è Lorenzo: “Francamente non ne so nulla. Però ad essere onesto non ne sono troppo rammaricato, sono già laureato e sto lasciando l’Italia, anzi ho fatto il visto proprio qualche giorno fa”. E dove stai andando? “In Australia, potrò stare un mese. Cerco lavoro e vediamo come andranno lì le cose. Un mio amico l’ha già fatto, e mi ha detto che anche nei lavori più umili pagano bene”. Perchè che andresti a fare? “Non lo so, per i primi tempi mi accontenterei di stare anche nei campi, poi vedremo. Io intanto ci provo, piuttosto che stare qua.”

Ad intervenire poi è Diana: “Io sono una studentessa di Lettere, ma francamente di tutte queste cose non mi interessa nulla. In Italia mi sento una straniera, in Patria, dunque sapevo dell’assemblea ma non sono voluta intervenire per principio”.

Per quanto la situazione possa essere grave, è il disinteresse per le sorti stesse di un Paese che li ha spinti dunque a restare nel chiostro a prendersi un caffè alle macchinette. E il fatto che almeno momentaneamente su questa zolla di terra abbiamo i piedi, non li spinge un minimo a partecipare?

Meglio buttare via il bicchiere di plastica.

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