Polo di Agraria, in concomitanza con un’assemblea dei ricercatori e dei professori svoltasi nell’aula magna, ha avuto luogo l’assemblea d’Ateneo nel cortile interno della struttura. L’organizzazione era in mano ai ragazzi di Studenti di Sinistra (SdS), ma il collettivo politico ha voluto che anche altre realtà studentesche fossero presenti (ad esempio Lista Aperta).

Durato circa due ore -dalle 11 alle 13- l’evento è partito con una breve introduzione ad opera di due ragazzi di SdS. Questi hanno esposto per sommi capi i problemi della riforma Gelmini e la spinosità del tema formazione in generale, facendo un breve escursus storico dei vari interventi che in questo campo di volta in volta sono stati presi. Secondo loro, con questa tanto tormentata riforma ( che, dopo il rinvio del 14 ottobre, chissà quando verrà ritirata fuori) l’università rischia di diventare un mero luogo di formazione professionale lavorativa, citando come origine di questo piano perverso il cosiddetto processo di Bologna; in base a quest’ultimo, l’istruzione sarebbe suddivisa fra le classi, consentendo ai più abbienti di usufruire della “cultura alta”, riservando invece agli strati inferiori un’istruzione mirata a plasmare dei lavoratori specializzati incapaci di pensare ai propri diritti.

Precarietà: questo l’obiettivo del progetto di legge. Le prospettive di futuro verrebbero cancellate, le persone ridotte ad essere individui deboli senza forza per portare avanti rivendicazioni. E’ stato inoltre citato un fatto di cronaca, secondo cui il giorno 13 ottobre la polizia della Digos avrebbe impedito lo svolgersi di una manifestazione all’interno di piazza S.Marco, fermando a chiedere documenti qualunque gruppuscolo di studenti si venissero a creare.

Sono quindi intervenuti due studenti dell’Istituto Tecnico Statale per Geometri e Commerciale G.Salvemini e F.D’Aosta per parlare delle azioni intraprese dai medi. Ciò che è stato sottolineato è la volontà di lottare assieme, ritenendo la suddivisione in lotte per categorie un errore madornale.

A seguire sono intervenuti Luciano Malavasi, esponente dell’ RSU di Firenze,e due ricercatori, uno di fisica e l’altro di agraria. Il primo ha parlato di “criminalizzazione di chi si oppone”, operata da un governo che mira a distruggere l’università pubblica.
Negli interventi successivi il tema centrale è stato il ruolo del ricercatore. Lapo Casetti, in particolare, ha messo in luce come si perpetui una forte ambiguità di fondo, in quanto anche l’ultima riforma tiene a ribadire come, nonstante svolgano lezioni, questi non sono riconoscibili come professori. La categoria dei ricercatori, nel progetto di riforma, dovrebbe diventare categoria a esaurimento, non permettendo cioè nuove assunzioni. Nonostante le forti pressioni a cui sono stati sottoposti in questi ultimi tempi, riportando il pensiero della ricercatrice di Agraria, il gruppo è rimasto coeso. I ricercatori devono “infilarsi nelle contraddiizoni del governo[…] non è una protesta, ma un prendere atto della cose”, in modo da “.costruire un’università di tutti e per tutti”.

Prima che potessero prendere la parola gli studenti presenti in cortile è stato chiamato a esprimere la sua opinione Alessio Paoli, esponente di Studenti per le Libertà. Questi si è visto più volte interrotto durante il suo (per forza di cose) breve discorso, raccogliendo pure qualche insulto gratuito e totalmente fuori luogo (“mafioso!”e”vai a escort!”, per fare qualche esempio); tale comportamento ha dimostrato una grave mancanza di rispetto da parte degli studenti presenti, talmente presi dalla foga del momento da non permettere al ragazzo del centro-destra una serena espressione delle sue idee. In ogni caso, Paoli ha definito “esecrabili le forme di protesta che non permettono a studenti che pagano le tasse di esercitare il loro diritto allo studio”, puntualizzando come “il contratto a tempo indeterminato non sia un diritto divino”, e concludendo esprimendo la sua convinzione che “qualche manager in più non farebbe poi così male”.

A fiume, si sono susseguiti diversi interventi da parte di studenti facenti parte della platea. Nulla forse potrebbe essere più eloquente di alcune frasi raccolte dal sottoscritto: ne traspare un forte desiderio di concretizzare le parole in azioni(“che fare nel pratico nelle prossime settimane?”);  un’altrettanto decisa condanna dell’università (“l’università può trasformarsi in un parcheggio”, “università sorda e cieca”,”all’università ci vendiamo”, “l’università deve essere il posto dove si crea l’alternativa”); la solidarietà fra studenti ma non solo (“non servono alleanze strategiche, ci sono problemi comuni con gli operai […] dobbiamo capire chi sono i nostri nemici“, “senza sciopero non c’è solidarietà di classe”). Ma ho riscontrato anche  pensieri a tinte fosche (“prevalgono mafiosi e figli di industriali”, “è la nostra prospettiva di vita che non torna”).

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