Scene che non avremmo mai voluto vedere.  Questo non è il calcio, ma vera e propria guerriglia.  Il resoconto di una brutta pagina di sport e le tante questioni che eventi come questo sollevano.

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I FATTI

Si gioca a Genova la partita di qualificazione agli Europei 2012, Italia contro Serbia. Tensione fin dal pomeriggio, si rumoreggia che ci siano stati degli episodi di violenza, che i negozi abbiano chiuso le loro serrande già nel primo pomeriggio, onde evitare una replica degli scontri avvenuti nel 2001 in occasione G8.

Inizio previsto per le 8:30, ma alle 9 in punto su Rai Uno non si vedono giocatori che si rincorrono l’un l’altro dietro ad una palla, ma un vero e proprio idiota seduto su un muro di protezione che sta tagliando una rete… e per un attimo si ha l’impressione di aver sbagliato canale.

Fumogeni, petardi e spranghe di ferro negli spalti della Serbia, agitazione tra i membri della sicurezza. Nel frattempo, i giocatori fanno il loro ingresso in campo nell’indifferenza generale: nessuno esulta, nessuno li saluta e, strano ma vero, nessuno fischia! L’attenzione è tutta concentrata sul settore dei “tifosi” – usiamo questa parola solo p er indicarli, poiché quelli altro non erano che delinquenti autorizzati- stranieri e poco dopo i giocatori tornano negli spogliatoi.

Arriva la notizia che allo stadio sono arrivati ben due autobus di ultras serbi segnalati e sorge naturale una domanda: ma tutti quei diavolo di controlli a cui veniamo sottoposti quando andiamo a vedere una partita di calcio che fine hanno fatto?

La tessera del tifoso? I tornelli? Dov’erano i metal detector quando questi pazzi scatenati oltrepassavano i cancelli dello stadio?

Passano i minuti e l’unica cosa che regna in campo è la tensione che poco dopo si trasforma in paura quando i caschi blu della sicurezza si avvicinano al settore ospiti, minacciando di fare irruzione.

La sfrontatezza serba si manifesta nell’accensione di altri fumogeni, nell’incitazione alla lotta, nelle spranghe di ferro che battono contro le pareti di plexiglass.

Terrore e paura che si arrivi allo scontro, che si vedano di nuovo quelle scene tremende di un calcio malato fatto di pugni, sangue e manganelli, quello sport che di sportivo ha ben poco.

I giocatori entrano in campo e la partita ha inizio perché il buon calcio non vuole soccombere, si dice “perché non possiamo dargliela vinta”, ma poco dopo un altro Bengala costringe il direttore di gara a sospendere l’incontro. Giocatori di nuovo negli spogliatoi e poco dopo le dieci la partita viene dichiarata ufficialmente chiusa dall’arbitro Thomson, poiché “non poteva più essere garantita la sicurezza dei giocatori in campo”.

 

IL COMMENTO

Doveva essere una partita di qualificazione per Euro 2012. Doveva essere una partita in segno del ricordo dei quattro alpini morti in Afganistan. E invece cosa è stato? Uno spettacolo vergognoso. Questa è l’unica risposta. La partita tra Italia e Serbia si è trasformata in un’autentica guerriglia, che ha visto protagonisti i tifosi (non è corretto definirli così) serbi.

A capo di tutti? Un tifoso serbo. Volto coperto da un passamontagna nero, felpa con un teschio e braccia tatuate. Ha dato fuoco a una bandiera albanese, ha squarciato con un paio di cesoie la rete e ha incitato gli ultrà.

Sorge spontanea una domanda: come è possibile che i tifosi serbi siano riusciti a portare all’interno dello stadio cesoie, fumogeni, sassi e spranghe? Massucci, il funzionario del Viminale e responsabile e dei servizi di sicurezza nazionale afferma: “I controlli all’ingresso sono stati accurati, ma chi ha intenzione dolose trova il sistema di fare entrare quegli oggetti”. Verrebbe da replicare: quale è lo scopo dei controlli?

Si decide di far iniziare la partita. Passano appena 7 minuti e nuovo lancio di petardi e oggetti in campo. Partita sospesa. I giocatori rientrano negli spogliatoi. Lo stadio inizia a svuotarsi. Riunioni, consultazioni e discussioni. Ore 22.15 c’è l’annuncio: “L’arbitro ha deciso la sospensione della partita”.  Sette minuti di gioco per una partita che avrebbe decretato l’acceso a Euro 2012, sette minuti in cui la speranza voleva essere più forte dell’arroganza e della stupidità, ma che purtroppo è stata sconfitta da una cinquantina di persone esaltate e animate qualunque sentimento, tranne quello agonistico.

C’è da chiedersi adesso perché tutto questo è stato permesso, perché quei pullman con i potenziali delinquenti siano arrivati in Italia senza nessun impedimento e soprattutto perché questi “tifosi” hanno sentito la necessità di acquistare un biglietto e di venire in Italia esclusivamente per recare danno e per andare contro la propria squadra, contro la propria nazionale, contro il proprio paese.

Un episodio che non ha precedenti. Un’intera nazione in ostaggio. Un vero e proprio inferno proseguito fino notte fonda. Il bilancio è di 16 feriti (due carabinieri) e 17 fermati, tra cui il capo ultrà (Ivan Bogdanov). Cosa succederà? L’ipotesi è vittoria a tavolino dell’Italia per 3-0. Possibile esclusione della Serbia dagli Europei o solo gare in trasferta a porte chiuse? Sarà la Commissione Disciplinare dell’Uefa a decidere.

Il calcio non è questo: è passione, è amore per la propria patria, ma anche amore e rispetto per l’avversario; è divertimento e spensieratezza; è tensione emotiva per un gol che non arriva e non per il timore di vedersi arrivare un petardo addosso; il calcio è vita… ma stasera, purtroppo, è stato ucciso nel più tremendo dei modi.

Serena Brini/Ylenia Marino

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