Intonava gospel, pregava, andava a fare la spesa allo Walmart. Una donna come tante, ma in realtà un’assassina colpevole di aver ucciso il marito e il figliastro. Teresa Lewis, il 23 settembre 2010, è stata la prima donna giustiziata in Virginia dopo oltre un secolo, ed ha destato scalpore e mobilitazioni in tutto il mondo.

In un periodo in cui il maschilismo e il sessismo imperversano in tutte le prime pagine dei giornali, in cui la lotta contro il diverso trattamento delle donne rispetto a quello degli uomini è portata avanti con forza, in cui una donna in Iran rischia la lapidazione (proprio in questi giorni è stata decisa per lei l’impiccagione), per aver commesso adulterio, la storia della Lewis ha lasciato il segno ed ha sdegnato il mondo.

Teresa Lewis, 41 anni, un quoziente intellettivo di 73, cioè al limite col disturbo mentale, sposata con Julian Lewis, aveva incontrato al supermercato Matthew ShallenbergerRodney Fuller, che, approfittando della sua ingenuità, l’avevano convinta, dopo aver ottenuto da lei prestazioni sessuali, ad uccidere il figliastro ed il marito, per ottenere la polizza sulla vita che quest’ultimo aveva comprato, per un valore di 250 mila dollari. Teresa guardò mentre i due uomini sparavano a Lewis ed al figliastro, e frugò nelle tasche del marito senza chiamare il 911 mentre quest’ultimo, agonizzante, moriva. Dopo 45 minuti, quando il corpo venne ritrovato, lei parlo di un’aggressione, ma il marito prima di morire l’ accusò di conoscere i suoi assassini.

Il fatto che ha destato scalpore, dopo la confessione della donna (nel 2003, un anno dopo l’omicidio), è stata la decisione di infliggere l’ergastolo ai due uomini, cervelli dell’operazione, e la pena capitale a Teresa. 7 anni di manifestazioni, petizioni e richieste, un sito internet e una richiesta di grazia al governatore Bob McDonnell, non sono riusciti a cambiare la decisione della Corte Suprema: colpevole, quindi meritevole di morte tramite iniezione letale. Ruth Bader GinsburgSonia Sotomayo, due delle tre donne della corte, si sono opposte a questa condanna, e James E. Rocap III, l’avvocato della Lewis, ha chiesto di riconsiderare il caso in quanto in possesso di ulteriori prove, e soprattutto della confessione di uno dei due uomini colpevoli, il quale ammise di averle fatto credere di amarla per convincerla all’omicidio. Shallenberger si è suicidato in carcere nel 2006.

Per questo caso l’America è stata accusata dal governatore Iraniano Mahmoud Ahmadinejad di usare due pesi e due misure: tanto sconvolgimento e accuse per la condanna di Sakineh, e nessun ripensamento per quello di Teresa. La Lewis dal canto suo ha scritto una lettera in cui confermava la sua manipolazione e chiedeva perdono per quanto aveva fatto, ma si dichiarava felice di potersi ricongiungere con Cristo una volta consumata la pena.

Giusto o sbagliato, diritto o non diritto, bene o male. Tra tutte le contraddizioni in cui questo mondo è immerso, questa storia fa riflettere sull’emancipazione femminile. Nonostante le conquiste e i cambiamenti, non abbiamo ancora raggiunto quello stadio di totale uguaglianza così agognato. Altrimenti molto probabilmente Teresa sarebbe ancora viva.

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