Christopher Nolan si conferma tra i più talentuosi registi dell’ultimo decennio.

Dopo averci regalato il più bel film su Batman (almeno dai tempi di Tim Burton), stavolta l’autore di “The Dark Knight” compie un ulteriore passo in avanti e, conservando temi a lui cari come il subconscio e la mente umana nelle loro infinite distorsioni, proietta lo spettatore letteralmente all’interno di quell’inconscio, nel momento più indecifrabile e creativo del processo mentale umano: il sogno.

Lo fa utilizzando al meglio le tecniche e la maestria che già l’avevano contraddistinto come autore intellettuale e, al contempo, abile manipolatore degli effetti visivi e sonori più all’avanguardia.
“Inception” è infatti la quintessenza del suo cinema: una storia altamente enigmatica, quasi indecifrabile (almeno nei primi 50 minuti del film), che si addentra nei meandri della psiche umana tentando di dare un senso alla precarietà della vita odierna (nella quale non si sogna più), senza per questo voler filosofeggiare, unita ad una spettacolarità di immagini e sequenze che segneranno certamente il cinema negli anni a venire (un po’ come fece “Matrix” all’epoca), nelle quali si intravede l’ispirazione ai quadri onirici di Escher.

 Da un’idea apparentemente “semplice” (se così si può definire all’interno del Nolan-universo), il registra crea un meccanismo a scatole cinesi via via sempre più complesso, proprio come quello che sperimentano i protagonisti, all’interno del quale niente è ciò che sembra.
Neppure alla fine i dubbi saranno fugati, lasciando allo spettatore l’incertezza che permea l’intera narrazione e, in definitiva, l’intera nostra vita.
Sogno o realtà? Domanda banale forse, fonte di ispirazione per miriadi di altri film, ma qui reinventata e posta al centro di uno scenario tanto pericoloso per chi lo percorre quanto affascinante per chi vi assiste.
Dramma esistenziale potrà definirlo qualcuno, e in un certo modo “Inception” è anche questo, ma non solo. È l’esplorazione del subcosciente e del profondo umano più geniale ed ispirata degli ultimi anni, è un perfetto meccanismo ad incastri ma non per questo senz’anima, tutt’altro: il fine ultimo del protagonista (un intenso Di Caprio) è quello di aver la possibilità di redimere il suo nome e tornare a casa dai propri figli, disperato Ulisse tra i tempestosi mari della mente.
Celando all’interno della propria, tra i ricordi più oscuri e reconditi, un male insanabile e straziante come il senso di colpa, dove ha rinchiuso la moglie morta per farle visita di tanto in tanto, in una sorta di atto masochistico ma necessario, fino alla sofferente scelta finale.

 Un viaggio sorprendente e adrenalinico, avvincente e coinvolgente, che non lascerà sicuramente nessuno indifferente.
Nolan ha nuovamente fatto centro, creando un nuovo “mondo“, un nuovo stile, una nuova fonte di ispirazione per le generazioni future. Chapeau!
Eccelsa la colonna sonora di Hans Zimmer.
Prenotato per gli Oscar.

Alessandro Alonge

 

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