Ieri sera, 13 Luglio 2010, tutta Firenze si è scatenata sulle note di Luciano Ligabue, che ha sostato all’Artemio Franchi per la seconda tappa dello “Stadi 2010 Tour”, dopo il debutto all’Olimpico di Roma.

Due ore e un quarto di puro rock e adrenalina, sia con canzoni storiche del vecchio repertorio (Quelli tra Palco e realtà, Bambolina e Barracuda, Urlando contro il cielo, ecc..) sia del nuovo album “Arrivederci Mostro”, hanno allietato le orecchie degli oltre 40.000 presenti, che pur soffocati dal caldo afoso di questo luglio africano, non hanno esitato ad attendere anche 10 ore (i più temerari si sono  messi in fila davanti alle porte alle 8 di mattina!) pur di assicurarsi un posto davanti al palco.

Ad aprire il concerto il siciliano Manuel Castro, vincitore del contest “Quando canterai la tua canzone”, ed altre band emergenti, che hanno potuto assaporare l’effetto che fa uno stadio pieno, anche se il caldo incessante non dava tregua, tanto che sono state soccorse per svenimento ben 14 persone.

Il concerto si è aperto con l’ultimo singolo del rocker emiliano “Quando canterai la tua canzone”, ed è continuato incorniciato da video inerenti ai vari brani proposti. Particolarmente commuovente il video che ha accompagnato “Buonanotte all’Italia”, composto da una carrellata di foto degli italiani che hanno fatto la storia, da Rita Levi Montalcini a Benigni, da Vianello a Mike Bongiorno, entrambi accolti con un’ovazione.

Un Luciano commosso e interessato ai diritti dell’uomo, come hanno dimostrato i riferimenti alla privatizzazione dell’acqua (“Sei pronto a pagare per la tua acqua?”), ma soprattutto trasgressivo, nel mostrare immagini di ragazzi omosessuali che si baciano appassionatamente in “Libera nos a malo”. Sorprendente come al solito, quando fa salire sul palco una ragazza cotta dal sole e la posiziona su una poltrona, dedicandole davanti ai suoi occhi adoranti (ed a quelli grondanti di invidia di tutte le altre donne presenti) “Questa è la mia vita”, o come quando si scatta una foto con una macchina fotografica di una fan.

Nella conclusione, arricchita da strisce filanti e coriandoli luccicanti sparati nel cielo fiorentino, con “Il meglio deve ancora venire” il Liga ci ricorda che nei momenti di crisi possiamo vedere tutto nero, e quindi arrenderci, oppure ribellarsi e continuare a lottare sperando nel futuro. E se lo dice lui, che dalla vita sembra aver capito tutto, non possiamo che credergli.

Martina Nesti

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