E’ Iniesta a decidere il mondiale. Il folletto del Barcellona ha messo il sigillo anche questa volta, portando la Spagna per la prima volta nella sua storia al titolo mondiale. Iniesta, centrocampista 26nne, si rivela sempre più uomo dai gol pesantissimi in zona cesarini; infatti dopo aver regalato la finale di champions al Barcellona due anni fa, grazie ad un gol al terzo minuto di recupero in casa Chelsea, firma il gol più importante della sua carriera a 4 minuti dai calci di rigori. Un talismano, un uomo che certamente non soffre l’emozioni delle partite che contano, capace di tirare fuori gli attributi al momento giusto e fare la giocata che vale una carriera. La partita, come tutte le finali d’alto livello, è stata tirata e scarna di occasioni da gol, bloccata piuttosto dai tatticismi, dagli accorgimenti e dalla paura di non prenderle. Così, due squadre che finora avevano espresso un calcio piacevolissimo, si sono snaturalizzate e adeguate alla pochezza generale di gioco espresso da questo mondiale, non disdegnano pallonate alla viva il parroco o entrate da terza categoria. L’olanda soprattutto non ha mai tirato indietro la gamba, riempiendo di falli  i centrocampisti spagnoli, come se l’allenatore avesse deciso alla lavagna questo schema in amarcord delle battaglie senza esclusione di colpi stile anni ’60. Ma con questa posta in palio è dura vedere spettacolo: anche Italia-Francia di quattro anni fa fu partita bloccata, resa briosa solo dall’ormai celebre testata di Zidane. Stasera non ci sono stati gesti così plateali, anche se De Jong in un impeto alla Bruce Lee ha tentato di stendere Xabi Alonso con un calcio volante nello sterno, punito solo con un giallo tra l’altro. Tutto ciò a confermare che il fair play e i buoni propositi con cui viene fatto bombardamento mediatico, poi si squagliano di fronte alla tensione e all’adrenalina dei giocatori. Ma oltre ai calci e al nervosismo c’è stata anche qualche occasione da gol, emblematica una per Robben, che solo davanti a Casillas s’è fatto ipnotizzare e ha calciato la palla della coppa del mondo sullo stinco del portiere. Un’occasione che non si può sbagliare, soprattutto in queste circostanze e soprattutto in una finale del mondiale così avara di palle gol, infatti la beffa poi si è presentata per l’Olanda a 4 minuti dal termine, sotto le sembianze di Iniesta. L’Olanda così perde l’ennesima finale e adesso fa collezione di secondi posti (ben tre), comfermandosi sempre più la bella e incompiuta del calcio mondiale. Dall’altra parte la Spagna, conferma il titolo europeo di due anni fa e si pone sempre più come tiranna indiscussa dello sport globale, mettendo la chicca pallonara ad una supremazia che già si esercitava nel tennis con Nadal, nella motoGP con Lorenzo, in formula uno con Alonso e nel basket con la vittoria dell’europeo 2009. Una vetrina che potrà riabilitare  una nazione in grave recesso economico, e che porterà il made in Spain in voga, un pò come fu per il made in Italy quattro anni fa.

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