L’Olanda  pur non essendo una nazionale vincente (unico trofeo l’europeo del 1988), nel mondo del calcio ha una reputazione altissima. L’Olanda simboleggia bel gioco, fantasia, sfrontatezza, tratti derivanti dalla storica partecipazione al mondiale tedesco del ’74, quando gli oranjes da matricole incantarono nella competizione fallendo solo in finale.

Era l’Olanda di Crujff e del calcio totale, dove ogni giocatore era libero di inventare e svariare per il campo, tanto la sua posizione sarebbe stata occupata da un suo compagno e viceversa. Era l’Olanda innovatrice nel mondo del pallone, con quel che di trasgressivo derivante anche dalle acconciature con capelli lunghi e barbe incolte dei giocatori, che si abbatteva come un fiume in piena sulle forze tradizionali. Era l’Olanda che fece innamorare una generazione e che impersonificò le spinte rivoluzionare post 68 nel pallone, ma che non riuscì a mettere il sigillo finale, fermata a un passo dal sogno proprio dalla Germania.

Sono passati 36 anni da quella cocente delusione e l’Olanda ha finalmente l’occasione di vendicare quella sconfitta a detta di tutti non meritata. Infatti l’Olanda di quest’anno pur non giocando un calcio accecante come nel ’74, sta facendo un mondiale immenso, riuscendo ad arrivare in semifinale ai danni del super favorito Brasile. Una vittoria inaspettata per l’opinione pubblica, frutto di una prestazione straordinaria e di un mix di buoni calciatori con la ciliegina sulla torta di due fenomeni come Robben e Snejder, entrambi finalisti di champions quest’anno.

Dopo questa performance si è spalancata un’autostrada per la finale, considerando che in semifinale l’Olanda deve affrontare l’Uruguay, compagine non proprio irresistibile e sicuramente a livello tecnico meno forte del Brasile. Si sa, la palla è rotonda e nei mondiali tutto può succedere, ma l’occasione per gli oranjes di prendersi finalmente la coppa è grossa, e chissà, dopo la vittoria di oggi della Germania sull’Argentina ci potrebbe stare anche una splendida riedizione della finale del ’74, 36 anni dopo…..

La vendetta è un piatto da servire  freddo

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