Oggi come non mai, la tecnologia ha raggiunto livelli di supporto fino a pochi decenni -o addirittura pochi anni fa- quasi impensabili, e molte volte ha quasi la presuntuosità di volersi sostituire in toto ad analoghi servizi offerti in via tradizionale. Sicuramente quello dei social network è un terreno di accesi dibattiti, ma la tecnologia in questo caso pare assumere un ruolo di complementarietà o , nelle situazioni più estreme, sostituzione parziale, dei metodi “ortodossi’. Ma un campo nel quale sempre più dalla complementarietà ci stiamo spostando verso la pretesa di sostituibilità completa è certamente quello degli acquisti online.

Il web ha raggiunto tali livelli di diversificazione che non solo oggi è possibile  avere accesso a punti vendita “verticali” (ossia rivenditore-utente), come potrebbe essere Amazon, ma anche “orizzontali” (ossia utente-utente), il più famoso dei quali ritengo sia eBay.

Il discorso ha cominciato ad espandersi alla compravendita di prodotti sempre più specifici, andando da annunci di persone che mettono all’asta parenti alla ricerca di un partner (esempio di intreccio alquanto innovativo fra i campi del social network e dell’ on line shopping)  fino a farmaci di ogni tipo, anche con l’assenza di una qualsivoglia prescrizione. Ultima frontiera, il mercato virtuale di sostanze stupefacenti, che secondo la “Relazione Annuale al Parlamento sull’uso di sostanze stupefacenti e sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2010” presentata pochi giorni fa, sarebbe in espansione. Fenomeno che in parte va controcorrente alla tendenza dell’attualità più stringente, che vede in calo il consumo di droghe, sostituite dai più economici alcolici.

Ma cosa vorrebbe dire abbandonare del tutto il vecchio modo di fare acquisti  per operare una converisone totale allo shopping on line? Questa è probabilmente la domanda che si è posta la giornalista Francesca Sasssoli. Come comunicato attraverso il suo blog (fancescaonline.it),  la sfida che lancia è quella di fare della rete l’unico tramite dei propri acquisi; un modo per combattere la smania da shopping “inutile”, nella speranza di ottenere una razionalizzazione dei propri acquisti e una maggiore oculatezza nelle spese di tutti i giorni. Il suo non vuole essere un approccio di chiusura totale nei confronti del mondo esterno (“Tranquilli, non mi muro in casa”), ma un modo per sfruttare appieno, e forse dimostrare al mondo, che oggi con Internet si puo` benissimo evitare di fare lunghe e fastidiose code ai supermercati o sopportare estenuanti attese nei negozi: basta un click e il gioco è fatto.

L’azzardo di questa giornalista 36enne pare pero`essere, almeno per quanto riguarda il settore degli acquisti ad alto tasso tecnologico, un’eccezione che conferma la regola.

Secondo infatti quanto riportato dall’agenzia Accenture, uno studio effettuato su oltre 3.000 persone selezionate fra 18 paesi avrebbe rivelato che il 75% degli interivstati manterebbe la propria preferenza per il negozio tradizionale “in carne ed ossa” per quanto riguarda acquisti nel campo della telefonia e servizi riguardanti Internet. Il conservatorismo che traspare da questa inchiesta raggiunge cifre ancora più alte se consideriamo la sola Italia, dove i fedelissimi al “traditional shopping” si calcola siano l’88%.

Non so se la convivenza fra i due mercati – reale e virtuale- porterà mai alla scomparsa dell’uno o dell’altro, ma sinceramente non credo cio` possa avvenire: più probabile che il secondo si consolidi in quanto estensione del primo. Di certo mi pare auspicabile, e vantaggioso per tutti, che i commercianti non chiudano gli occhi di fronte al fenomeno crescente del “click & buy”, ma cerchino di usufruire di queste possibilità per espandere il proprio mercato.

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