Si aggirano sempre più numerosi nelle nostre città, si riconoscono da lunghe frange asimmetriche che li rendono orbi, matita nera intorno agli occhi, pantaloni aderenti, borchie e strette magliette rigorosamente nere.

Vengono considerati depressi, riflessivi e costantemente tristi.  La definizione dell’esilarante Non-Enciclopedia è eloquente “Neanche agli emo piace la musica emo, infatti si deprimono per questo”.  Il fenomeno arrivato da Stati Uniti e Inghilterra si diffonde anche in Italia grazie e soprattutto al web. Proliferano, infatti, blog, forum, chat siti di musica e merchandising dedicati al genere.  Proprio in uno di questi forum un giovane emo ha lasciato poco tempo fa un post in cui annunciava il suo suicidio. Dopo poche ore fioccavano i commenti spietati degli “emo-critici”. Tutti ad attacchare l’incapacità di spensieratezza e allegria di questi ragazzi. Molti incolpavano la musica accusata di istigare instinti autodistruttivi.

La musica diriferimento degli emo è l’emo-core, un sottogenere del punk-rock, anche se ormai sotto l’etichetta emo rientra veramente di tutto dai Linkin Park a band post-grunge e nu-metal.  E’ chiaro, quindi, che puntare il dito contro la musica significa primo prendersela con tutti e nessuno e secondo sopravalutare l’influenza di un disco o una band nella mente di un adolescente. In ogni caso tutte le critiche sono state disintegrate dalle risposte dell’aspirante suicida che, senza avere la minima intenzione di concludere la sua giovane vita, si è divertito a leggere i commenti della sua fantomatica morte.

Qualunque sia la considerazione riguardo lo stile di questi ragazzi l’unica cosa chiara è la difficile comprensione del loro universo, lo dimostrano un contesto musicale poco chiaro, un modo di pensare e un abbigliamento mutevole. La domanda “Chi sono gli emo?” non ha una risposta definita. Sono un fenomeno, una sub-cultura, una moda, un’etichetta, insomma qualcosa di camaleontico e, forse, anche temporaneo.

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