Nella desolazione dello stadio di Nelspruit, apparso dalle prime inquadrature come una cattedrale nel deserto, l’Italia offre uno spettacolo imbarazzante non andando oltre il pareggio contro la Nuova Zelanda.

Spettacolo imbarazzante per la pochezza del gioco, apparso confusionario e senza idee, ma soprattutto perchè i campioni del mondo avevano di fronte l’80a squadra nel ranking FIFA, composta tra l’altro non da calciatori professionisti ma da ragazzi con altri lavori e lontani dallo show business pallonaro. Studenti di scienze politiche, avvocati e giornalisti hanno dunque bloccato gli azzurri, pagati profumatamente per giocare a pallone,  trasformando quella che doveva essere una passeggiata di salute in un terribile e grottesco incubo. E l’incubo inizia subito, quando Cannavaro (capitano, pallone d’oro 2006, simbolo della nazionale) non stoppa un cross in mezzo all’area e lascia Smeltz solo soletto davanti a Marchetti siglare l’1-0. Lo svantaggio a freddo invece di dare la scossa è un macigno e gli azzurri non riescono a costruire un’azione che sia degna di tal nome, a parte un tiro da lontano di Montolivo che si stampa sul palo. Ci vuole un rigore, tra l’altro dubbio, a riportare il risultato in pareggio, ma il sospiro di sollievo dei tifosi, che a quel punto si aspettavano una goleada, rimane in gola beffardo e il pareggio regge fino al 90°, regalando ai giocatori neozelandesi un’impresa epica da raccontare ai nipotini.

In tutta questa pochezza, soprattutto tecnica, chissà quanti tifosi avranno sognato la sfarzosa Portofino, location del matrimonio di Antonio Cassano, probabilmente il giocatore con più classe nel panorama italiano, uno che non avrebbe avuto probabilmente difficoltà a dribblare i semiprofessionisti neozelandesi. Invece i colleghi di Cassano in completo azzurro non azzeccano mai un dribbling, un triangolo o un’azione in velocità, affidandosi soltanto ad una manovra piatta e narcotizzante rotta solo dall’ottimo Montolivo con i suoi tiri da fuori.

Nonostante ciò, Lippi continua a dire che non sono stati lasciati fenomeni a casa, che non si pente delle proprie scelte e che l’Italia ha raccolto meno di quanto meritasse, però il limite qualitativo di questa nazionale è visibile anche con il prosciutto agli occhi e la pazienza e la riconoscenza per quel che fu 4 anni fa è al limite. Per l’arrogante e revisionista tecnico Viareggino c’è l’ultima spiaggia contro la Slovacchia, l’augurio di tutti è che offra uno spettacolo almeno decente, perchè vedere i campioni del mondo non fare tre passaggi in fila è abbastanza imbarazzante.

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