Atmosfere futuristiche, voci sensuali che ti sussurrano che ti stavano aspettando da tempo, luci soffuse al neon che si fondono in forme tondeggianti e architettura spaziale. Un Ufo atterrato sulla terra con lo scopo di conquistare il genere umano? Molto meglio. E’ lo Chanel Mobile Art Container.

Direttamente dalla mente del geniale Karl Lagerfeld, al timone della maison Chanel, e presentato dall’architetto Zaha Hadid alla 52° Biennale di Venezia, lo Chanel Mobile Art Container è un padiglione di oltre settecento metri quadrati, di uno speciale materiale riflettente e illuminabile di colori diversi, che ha il compito di esaltare la maison di moda, e più in particolare la celeberrima borsa mantellassèe (la famosa borsa trapuntata, con tracolla a catena e simbolo in metallo).

La struttura è itinerante, ed è partita il 12 marzo 2008 da Hong-Kong, accompagnata da una speciale inaugurazione con tanto di red carpet e galà di celebrità. Verrà smontata, trasportata e rimontata nelle più importanti capitali mondiali della moda , quali Tokyo, New York, Los Angeles, Londra e Mosca, per poi terminare il suo viaggio nel 2010 direttamente nel cuore pulsante della moda, Parigi.

Vestiti, scarpe, accessori, sono ormai passati. Il futuro è l’arte. L’arte, l’architettura e la moda fusi insieme armonicamente, in una struttura volutamente sinuosa e organica, in contrasto con l’ordine ripetitivo che caratterizza il XX secolo. All’interno del container, una serie di installazioni di artisti, di nazionalità diverse, scelte da Fabrice Bousteau, direttore del Beaux Arts Magazine. Lo stesso sito ufficiale è un vero e proprio viaggio sensoriale: http://www.chanel-mobileart.com.

Ognuno degli artisti interpreta la celebre borsetta a modo suo, attraverso una serie di cunicoli, nei quali il visitatore, dotato di un mp3 con speciale colonna sonora, potrà perdersi proprio come un oggetto in una borsa. Tuttò ciò anche con la collaborazione di Yoko Ono, la cui installazione è un albero dei desideri nel bel centro del Pavillon, a cui attaccare pensieri di speranza che andranno a far parte della struttura stessa.

Purtroppo tra le tappe non vi è nemmeno una città Italiana. Che peccato, dovremmo andare a Parigi. Ma siamo giustificati, non è in fondo è una gita di cultura per visitare un museo?
Martina Nesti
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