“Sono stato assunto dall’Inter per vincere la Champions e questo è il mio obiettivo quest’anno” diceva Mourinho in una delle sue tipiche conferenze stampa.

Una grande sfida, accettata nell’estate del 2008 e finita, come in un film, con la conquista proprio del trofeo più ambito. Una conquista che non ha “solamente” il sapore della vittoria, ma porta con sè i connotati dell’impresa, che proietta l’inter del mago di Setubal nella leggenda, accanto a quella di un altro “mago”, Helenio Herrera.

Le analogie tra le due squadre piovono ed esaltano i milioni di tifosi interisti che aspettavano questo trionfo da più di 4 decenni.

Dopo l’Inter di Angelo Moratti ed Herrera, la coppa dalle grandi orecchie è tornata a Milano tra le mani di Mourinho e Massimo Moratti, quasi come se fosse un passaggio di testimone.

Le imprese targate Facchetti, Sandro Mazzola e Suarez, vengono “rispolverate” da quelle firmate dal capitano Zanetti, Sneijder e dall’eroe di Madrid Diego Milito, in un trionfo che ha il profumo nostalgico e allo stesso tempo odierno di un colossal d’epoca restaurato.

L’attesa è stata lunga e in questi anni la coppa è stata, per l’Inter e per tutti i suoi allenatori, irraggiungibile. Appunto, irraggiungibile per tutti gli altri, ma non per i due maghi, Herrera e Mourinho, che hanno visto i propri destini, a distanza di anni, incrociarsi nella tipica nebbia milanese, prima di raggiungere, proprio con la stessa società, la più alta vetta calcistica europea.

Un Mourinho visibilmente emozionato, quello del Bernabeu, consapevole di aver scritto con la “sua” Inter, una grande pagina di sport, vincendo quella coppa , inseguita e conquistata proprio al termine di una stagione da sogno, coronata dalla tripletta campionato – coppa nazionale – Champions League, che proietta la sua Inter nel lotto delle sei squadre capaci di aver fatto il “grande slam”.

Un Mourinho in lacrime e ben lontano da quello delle sue interviste, con quella sua sicurezza mista ad arroganza, che al momento della sua presentazione alla Pinetina, in molti pensavano si sarebbe sciolta sull’erba dei campi italiani.

Ma la storia è stata scritta: Mourinho ha vinto, Mourinho ha ragione.

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