Si è conclusa ieri sera la 63esima edizione del Festival di Cannes, che verrà ricordata probabilmente per due motivi: la qualità non esaltante delle pellicole in gara (nessun film ha davvero messo d’accordo tutti, nemmeno il favorito della vigilia “Another Year” di Mike Leigh, rimasto a bocca asciutta) e il generale “assenteismo” delle star, per motivi più o meno validi, da Sean Penn a Sharon Stone, passando per il maestro della Novelle Vague Jean-Luc Godard, in concorso con il suo “Film Socialisme”.

La crisi si fa sentire anche sulla Croisette, la sobrietà detta le regole e la giuria, presieduta dal regista Tim Burton, assegna la Palma d’Oro ad un film thailandese che parla di leggende antichissime e di fantasmi dal titolo “Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives” di Apichatpong Weerasethakul, segno che di questi tempi è consigliabile volgere lo sguardo dai gravi problemi che ci affliggono per tuffarsi nella rincuorante fantasia.

Rispettando le previsioni, il Premio come Miglior Interpretazione Maschile ha visto un ex-aequo: Javier Bardem per il film “Biutiful” di Alejandro González Iñárritu ed il nostro Elio Germano per l’unica pellicola italiana in concorso, “La nostra vita” di Daniele Luchetti, tra l’altro molto apprezzata sia dalla stampa che dal pubblico.

Proprio il discorso di ringraziamento del giovane attore ha scatenato alcune polemiche: alludendo alle recenti dichiarazioni di alcuni politici riguardo al cinema italiano (non dimenticando la controversa decisione del Ministro della Cultura Sandro Bondi di disertare la manifestazione a causa della presenza, fuori concorso, del docu-film “Draquila – L’Italia che trema” di Sabina Guzzanti, feroce atto di accusa nei confronti dell’attuale governo Berlusconi e sulla gestione dell’affare-terremoto de L’Aquila) che, secondo la loro opinione, non farebbe fare una bella figura all’estero, Germano ha risposto per le rime dedicando il premio vinto “a l’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere migliore il Paese nonostante la loro classe dirigente”.

Come prevedibile, le sue parole sono state frutto, oggi, di una discussione politica che ha visto contrapporsi, da una parte, il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, che ha definito il discorso di Germano “un cliché piuttosto snob, come se volesse dire che le persone che vota lui sono migliori di quelle che vota la maggioranza del Paese”, mentre dall’altra è intervenuta Giovanna Melandri, ex Ministro per le politiche giovanili dell’ultimo governo Prodi, che ha invece stigmatizzato sia i tagli perpetrati dall’attuale esecutivo ai danni del settore Arte e Cultura sia la scelta del Ministro Bondi di non aver voluto partecipare al Festival.

Per fortuna, parafrasando Germano, il cinema italiano si è dimostrato migliore di chi lo governa.

Alessandro Alonge

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