Sono ormai giorni che veniamo invasi da queste cartoline –immagini divulgate a macchia d’olio in rete. Il primo fra tutte le serie: TI ODIO. Molti altri hanno espresso perplessità su una parola tanto forte come l’odio. Dire ti odio è un modo molto chiaro per esprimere il proprio dissenso, disappunto, disprezzo.

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Ma come sappiamo ogni cosa nel corso del tempo perde la sua efficacia, come i cliché (“Non c’è posto migliore e confortevole di casa”). Così credo che si debba interpretare l’inventiva dello studente veronese, Gabriele Coletti , che ha iniziato a pubblicare sul blog personale, questa serie “cartoline da sfogo”. Anche non conoscendone la storia, di Gabriele si può già capire la sua professione: studente pendolare, “Trenitalia TI ODIO”; presso lo IUAV ( università di Venezia) “Segreteria IUAV TI ODIO” .

L’ironia di questo originale metodo di sfogo su ciò che nella vita, e in particolar modo in Italia, non funziona ha avuto un’eco sorprendente  che potrebbe esser proposto come una nuova forma di manifestazione pacifica.  Ma la chiara ironia adottata per le successive cartoline come per esempio “Gigi d’Alessio TI ODIO” oppure “Suocera TI ODIO” riprendono il discorso espresso prima, sulla forza e sul peso che deve essere affibbiato al “TI ODIO”.

Giù il cappello quindi, per il giovane ragazzo che ha dato il via a queste cartoline sfogo, fortemente condivise in rete. In particolar modo il social network più adottato, quale Facebook, già promuove pagine non solo della cartolina “TI ODIO” ma vede sulla scena altri protagonisti: “TI AMO”, “TI ASSOLVO”, “TI STIMO” e altre forse già più distanti dall’originale come “RISPETTO” “NON CREDO” e “AMMAZZATI”.

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