C’era una volta la terza pagina.

Lo spazio dove la cultura e l’informazione quotidiana si incotravano attraverso pagine di grande valore artistico e letterario firmate d’autore. Massimo Gramellini vice direttore della “Stampa” ha moderato  un incontro che vuole tratteggiare le nuove frontiere e il destino della cultura, raccontata dalla carta stampata.

Si può ancora raccontare una cultura attraverso l’uso del “mezzuccio” dei revisionismi, per attirare l’attenzione di un lettore cliente?

“Sicuramente è il modo più facile” afferma Wlodek Goldtorn che cura da anni la pagina culturale dell’Espresso.  Il punto è che oggi la cultura assomiglia sempre di più alla politica, si confonde con essa in una miscela perversa che nasconde il valore dell’editoria italiana definita da Goldtorn come una delle più valide e belle del mondo. “La cultura deve parlare del futuro, dell’immaginario e del nostro presente”, prosegue Goldtorn.

Ma oggi quanto conta una sezione cultura che appare gerarchicamente come l’ultima?  Forse la formula di far coincidere la cultura con la storia privilegia una “memorialistica di serie b”, che dia spazio alla “cameriera di donna Rachele o  di Togliatti” e dia ragione a quei lettori che lamentano lo scarso peso dato alla narrativa.

Oggi tuttavia leggere un libro è un “gesto politico” da contrapporre a quel populismo che tende ad etichettare la cultura come roba da snob, da radical chic, sostiene Giovanna Zucconi.

Colpiscono le parole del premier che non legge un libro da 20 anni pur essendo il maggior editore del Belpaese o quelle del ministro Tremonti, “mica leggiamo i libri noi”, che ha alle dipendenze un dicastero,diciamo impegnativo, e scrive dei libri.

Ma forse in un paese dei somari anche la figura dell’intellettuale di una volta è venuta meno dopo l’ultima stagione dei Pasolini, dei Moravia e dei Calvino che arricchivano delle terze prestigiosse e griffate. Oggi l’intellettualità è snobbismo e fa sorridere che nella società del reality, al Grande Fratello, l’unica cosa proibita da portare in casa sia proprio il libro.

Ma il dibattito verte su altri punti nevralgici, sotto la sapiente regia di Gramellini, giornalista vivace e “atipico”, titolare di rubriche curiose come la “posta del cuore”.

Si possono recensire solo quei libri giudicati positivamente,oppure vi è ancora il diritto alla stroncatura? Che poi intendiamoci è puro e semplice e sacrosanto diritto di critica?

E’ corretto fare le anticipazioni per “fregare” la concorrenza, giocando d’anticipo? A questo proposito occorre che vengano fatte con criterio e vivacità, tenendo conto del padrone della notizia, che è sempre il lettore.

Dunque quale può essere il futuro della terza nell’era di internet?  “Per la sua natura la cultura non può essere trasformata on line tout court” commenta Caterina Soffici de “il Riformista”

Forse salvare e rinnovare questa preziosa pagina del giornalismo, creazione all’origine tutta italiana, ideata da Bergamini nel lontano 1901 e perfezionata dal grande Albertini del Corriere con firme altisonati del vate nazionale D’Annunzio, Pirandello, Capuana e Verga su tutti,  può essere una conquista per la tradizione culturale di questo paese.

Conquistare i più giovani una chiave del rilancio. Quella bella utopia di Daniel Pennac, dove le madri pregano i figli  di guardare almeno un po’ di  tv prima di leggere i libri.

Tullio Filippone

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