Il giornalismo in Russia vive una situazione drammatica, arranca e sopravvive in un contesto in cui la libertà di stampa e il pluralismo di informazione sono praticamente inesistenti. Negli ultimi dieci anni sono stati dieci i giornalisti assasinati. Un solo caso è stato chiuso. Il nome tristemente famoso in questa lista della morte è quello di Anna Politkovskaja uccisa il 6/10/07 a colpi di . A Perugia parla di lei e di questo strenuo tentativo editoriale il vice direttore della testata: Vitaly Yaroshevshy. Novaja Gazeta ha portato avanti le indagini collaborando con gli inquirenti ma i risultati sono stati scarsi dato che, come è chiaro, manca la volontà politica di andare a fondo nelle indagini. L’informazione è strozzata dalla censura di un regime latente che sfrutta l’arretratezza di molte regioni periferiche della nazione che riescono a vedere  solo il primo canale e non hanno accesso ad internet. “L’uccisione di Anna è un collegamento saltato fra giornalismo e società”, spiega  il vice direttore che, con rammarico, considera indicativo il fatto che il risalto mediatico dato all’evento in Russia è stato minimo. Al contrario a Roma e in altre città europee ci sono state manifestazioni dopo Beslan e iniziative di solidarietà verso le vittime  di un sistema che elimina barbaramente le voci scomode, tutto questo mentre l’informazione russa taceva.

Alla Novaja Gazeta continuano a lavorare quotidianamente anche dopo gli omicidi di cinque redattori. Agghiaccianti le parole di Yaroshevshy : “Facciamo la nostra riunione mattutina in una stanza con i ritratti dei nostri colleghi appesi al muro. Nessuno di noi si è licenziato dopo questi tragici eventi, continuiamo ad esporre i fatti con occhio critico anche se ci sentiamo costantemente in guerra”.

Anna Politkovskaja era una voce scomoda che raccontava la tragedia cecena denunciando le barbarie del governo e la disperazione di un popolo. Una penna ostianata che anche dopo il tentativo di avvenelenamento non rinuncia a fare il suo lavoro, a continuare una missione stroncata tragicamente.

Il coraggio di questi giornalisti che rifiutano l’appellativo di eroi è spiazzante. Sono impegnati in un’opera di sensibilizzazione dell’assopita opinione pubblica russa e di quella ignara europea. Anche se gli interessi che legano il governo di Mosca e gli Stati europei sono per la maggior parte di natura meramente economica date le risorse energetiche del paese, il vice direttore crede che pressioni internazionali possano rendere più democratico il sistema russo. Fondamentale, quindi, non smettere di parlarne nei nostri sistemi ancora semi liberi e tenere presente la tenacia di questi giornalisti.

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