Restare per seminare nel mio Paese!”. Le parole di Benedetta Tobagi risuonano in direzione ostinata e contraria, ma fanno eco anche ad un grande Amore. Lo stesso che, può spingere un padre, Pier Luigi Celli, Direttore della LUISS, a scrivere una lettera intitolata: “Figlio mio, lascia questo paese”(Repubblica, 30 novembre 2009).Che siano semplicemente approcci diversi allo stesso problema ormai generazionale? Nella sensazione di futuro esaurita in questo Paese, c’è chi semina la sua Terra e c’è chi la saluta. Ma per Benedetta, che in Italia ha visto ammazzare suo padre con cinque colpi di pistola, certe parole hanno tutto un altro valore. Sperare vuol dire avere il coraggio e soprattutto la maturità di andare oltre. Proprio come sa fare il contadino che, sa guardare al di là del piccolo e insignificante seme, anzi, ha cura di nasconderlo, innaffiarlo e curarlo nonostante le apparenze, confidando nel tempo e nelle ore di lavoro spese nel farlo crescere.

Da quella persona mi sarei aspetta un altro messaggio, innanzi tutto per il ruolo che riveste. Lui da padre è come se dicesse al figlio, sulla base del mio fallimento, io resto dove sto e dico a te di andartene. Conta solo il privato, il proprio interesse: pensa a te e vattene, io che posso ti do tutti gli strumenti per farlo. È anche un po’ classista nei confronti di tutti quei padri che non possono farlo e che magari vorrebbero. Attenzione – sottolinea Benedetta Tobagi- la mia non è una critica contro chi va all’estero o fa questo tipo di esperienze, anzi. Però, secondo il mio punto di vista, le competenze apprese dovrebbero servire per migliorare la propria Terra e non per scappare. Al figlio, non affida il messaggio di mettercela tutta per risollevare le sorti del Paese, perché spendersi per il bene comune, proprio quando le cose vanno male, “qualunque cosa succeda” (per citare l´avvocato Giorgio Ambrosoli) è un´impresa che riempie di senso la vita, a costo di mille delusioni. Ai figli tocca l´onere di affrontare questo Paese ferito e travagliato e anche denunciarne i mali, ma i padri non dovrebbero abdicare al proprio ruolo.

Rassegnarsi allo schifo o scappare e salvare se stessi, per molti è questo il bivio. E se ci fosse anche una terza via, forse più impervia e nascosta, ma comunque percorribile? “Sì, le “passioni grigie”, come le ha chiamate Remo Bodei, l’onestà, l’onore, il rispetto di sé e dell´altro, il far bene il proprio lavoro, il non accettare la corruzione e l’intimidazione, non sono morte. E te ne accorgi girando per l´Italia, attraverso le associazioni culturali o i poli di una rete come “Libera”(associazione contro le mafie), dove si incontra tanta gente che lavora, e molto bene, soprattutto con i ragazzi, per creare anticorpi a una situazione che a troppi sembra senza speranza”.

Il tempo è tiranno. L’incontro a cui Benedetta Tobagi è stata invitata all’ijf10 deve iniziare. Non rimane che il tempo di una stretta di mano.

Humanas actiones non ridere, non lugere, necque detestari, sed intelligere”. Questo è uno dei consigli più ripetuti da papà Walter. Per la semina può essere davvero molto utile, per cui, buona traduzione.

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