Impossibile non dedicare spazio durante questi giorni di intensi dibattiti sulle profonde sfaccettature del giornalismo ai reportage in zone di conflitto. Ad animare questo panel discussion ci sono tre ospiti d’eccezione che raccontano la guerra vissuta in prima persona da giornalista e reporter: Ugo Tramballi, inviato speciale de “Il Sole 24ore”, Ruhi Hamid documentarista della BBC e Laith Mushtaq cameramen della Tv araba “Al Jazeera”.

Hamid realizza i suoi documentari cercando un punto, un particolare su cui focalizzare l’attenzione. Dopo lo tsunami in Indonesia, per esempio,ha incentrato un cortometraggio, che mostra orgogliosa durante l’incontro, su una moschea rimasta stranamente intatta durante il maremoto. La giornalista cerca di mimetizzarsi nelle situazioni, di percepire la sensibilità della gente comune, sfruttando la sua anomala condizione: una donna pakistana, emancipata, che lavora in Inghilterra.” Nel mondo arabo sono considerata come un “grande uomo”-spiega- ho un accesso particolare nel mondo degli uomini e allo stesso in quello delle donne, spesso molto più inaccessibile”.

Toccante il video mostrato dal cameramen di Al Jazeera che mostra la battaglia a Falluja, in Iraq. Mushtaq riprende con fermezza e coraggio le atrocità, le storie e i volti di iracheni e marines americani che combattono nell’incomunicabilità. Testimonianze toccanti e affascinanti allo stesso tempo per tanti giovani che aspirano a diventare inviati speciali.

Ugo Tramballi è uno dei pochissimi esemplari in questa specie in via di estinzione, uno stendardo di un giornalismo che ormai appartiene al passato, “un uomo del XX secolo”come lui stesso ama definirsi. “I giornali cartacei sono destinati a scomparire- spiega in una chiacchierata privata- sopravviveranno solo un paio in ogni nazione, come un pezzo di storia passata da preservare. I contenuti mediatici stanno abbandonando la stampa spostandosi porgressivamente sul web dove non c’è controllo ma anche più democraticità”. Tramballi si allontana con una riflessione che ci proietta in un futuro positivo: “Sarete voi giovani a  determinare l’evoluzione del giornalismo che si avvia verso un inequivocabile miglioramento aiutato dal supporto delle tecnologie”. Parole incoraggianti, un invito alla sperimentazione in un contesto informativo che vive una fase di transizione. Sopratutto parole credibili di chi, formato nel “old style” del giornalismo, assisterà allo spettacolo dell’evoluzione del giornalismo.

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