Oggi non basta saper scrivere ed essere curioso per fare il giornalista ed essere assunto in una redazione ma servono passioni e interessi da coltivare e approfondire“. Con queste parole Mario Calabresi, direttore de La Stampa, parla ai tanti ragazzi che sognano un futuro da giornalisti e che questa mattina affollavano la platea del Teatro Pavone per l’incontro “L’ultima notizia. L’informazione dopo il crollo degli imperi di carta”. “Minato” dal citizen journalism e dalle nuove tecnologie, il giornalismo deve far fronte ad un mondo circostante che corre veloce e che non può più essere raccontato solo dalle pagine di un giornale. Ma chiudere gli occhi davanti alla realtà sarebbe un errore grave e così il giornalismo – e non i giornalismi secondo Calabresi – deve rinnovare il suo ruolo, capire e sfruttare le nuove tecnologie ma soprattutto offrire contenuti seri e di qualità, differenziati a seconda del canale scelto che sia la carta stampata, la TV o il web.

Perchè in un groviglio di possibilità sempre nuove per informare e informarsi, dall’ormai quasi obsoleto Pc, all’I-phone al nuovissimo I-pad, tanto per fare alcuni esempi, il giornalismo deve ritrovare la sua strada per uscire dalla crisi che non ha risparmiato neanche l’editoria, puntando su “cosa” dire e non sull’ “attraverso cosa” dirlo. Una sorta di vademecum delle 6 “C” potrebbe risolvere la sfida del giornalismo di oggi: comunità, conversazione e condivisione da un lato e credibilità, creatività e contenuti dall’altro. Dialogare con il popolo del giornalismo amatoriale e con la gente che vuole informarsi e informare ma offrendo contenuti più approfonditi.

Ma per i ragazzi come noi che si stanno affacciando al mondo del giornalismo Mario Calabresi, il “giovane” direttore, lancia un messaggio di speranza: “Non vi fidate di chi vi dice che il giornalismo sta morendo e che le redazioni non assumono e non assumeranno più. Certo saper scrivere non basta più per fare il giornalista ma appassionatevi, specializzatevi in qualche settore, coltivate interessi e questo vi salverà“.

Calabresi ha avuto una carriera da corrispondente dall’estero e inviato speciale e, tra l’altro, per La Repubblica ha seguito la campagna presidenziale di Obama. “Sono appassionato dell’America e della sua storia, una passione nata da bambino e cresciuta con gli anni, leggendo e scoprendo sempre di più, tant’è che quando poi molti anni dopo, quando ormai ero cresciuto, è venuto il momento di seguire la campagna elettorale americana del 2008 hanno scelto me forse anche per le competenze e la conoscenza che avevo di quella realtà“. Parola d’ordine: appassioniamoci.

Annunci