Se si parla di finanziamenti, soprattutto in Italia, il collegamento ormai è immediato: da qualche parte, seppur nascosta, ci deve essere la parola “ricerca”, sua connaturata compagna di magre merende. Invece, anche se di un suo sinonimo stiamo parlando, per una volta cerchiamo di essere un po’ originali buttando un occhio sul mondo dell’inchiesta. Il collegamento è alquanto virtuale, è addirittura un link: www.propublica.org. A qualcuno non dirà niente, qualcuno invece starà già scuotendo la testa in segno di conferma. Per schiarire un po’ le idee è il caso di ricordare che Propublica è il primo giornale on-line che, quest’anno, ha conquistato il prestigioso Premio Pulitzer. Nonostante le grandi testate americane, il Washington Post e il New York Times, si siano portate a casa, rispettivamente, quattro e tre premi, la diversità sembra proprio che faccia discutere. La notizia che un sito internet abbia vinto un Pulitzer ha oscurato in realtà un altro aspetto fondamentale in tutta questa storia, le donazioni che Propublica riceve dai suoi lettori. Nel sito, prima ancora della sezione “About” c’è la pagina “Donate” in cui l’utente interessato può cliccare, entrare e decidere di donare dai 25$ a più di 500$. Che sia questo una strada per coinvolgere ancora di più i lettori, e rendere finalmente il giornalismo libero dai meccanismi pubblicitari più malati? Lo chiediamo a Luca De Biase, responsabile di Nòva24 – Il Sole 24 Ore. “Come si deve parlare di un ecosistema dell’informazione in cui coesistono più figure, non più solo gli editori con i propri prodotti, così è giusto che a livello di finanziamenti e pubblicità vi siano più modalità di azione. C’è bisogno di traffico. Altrimenti da una schiavitù si passa ad un’altra”. In Italia i siti che propongono le inchieste e i professionisti per farle, o i giornalisti che offrono alla comunità un progetto di inchiesta con tanto di soia massima per le spese, non sembrano essersi ancora ben radicati. “Tutto quello che viene finanziato serve al giornalista per il suo lavoro, ma è un mantenimento – precisa De Biase –  Il professionista deve anche vivere. Ma il prodotto in realtà viene regalato alla comunità e ad essa resta. C’è una soia di lavoro aggiunto racchiuso nell’inchiesta che, è una ricchezza.”. Che si arrivi all’8per mille all’inchiesta obiettiva?A chi ci ha provato questo sistema ha portato bene. Tentar non nuoce.

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