Smartphone, ebook, tablet, ipad: no, non si tratta di una lingua straniera, ma dei nuovi gioiellini della tecnologia.
Siamo pronti a dire addio a carta inchiostro? Forse sì, anche perché questi giocattoli tecnologici riescono facilmente a farsi voler bene.

Il cuore di Stefano Bonilli, giornalista fondatore di Gambero Rosso, è stato conquistato dall’Ipad. Lo scorso 3 aprile alle 5 di mattina Bonilli era a New Yok, nella Quinta Strada, in fila per ottenere l’oggetto dei suoi sogni. L’amore per l’ultimo prodotto della Apple è stato così forte che il giornalista non si è accontentato di comprarne solo uno, ma ne ha acquistati ben due. Ma Bonilli è un caso particolare, infatti già possiede un kindle (il lettore di ebook di Amazon)  e un Iphone.

Il fondatore di Gambero Rosso è in buona compagnia: anche Carlo Annese, giornalista de La Gazzetta dello Sport, ha passato le vacanze pasquali nella Grande Mela per accaparrarsi un Ipad.

E noi “poveri” studenti universitari dobbiamo limitarci a guardarli con invidia? Secondo Enrico Pagliarini, voce di Radio 24, no. “La conquista degli ultimi anni è statala libertà sul web che ha permesso lo sviluppo del giornalismo partecipativo – spiega Pagliarini – le applicazioni degli Ipad, invece, devo essere certificate da Apple”.
L’azienda di Cupertino ha quindi la possibilità ha proprio piacimento quali “apps” approvare e quali no, insomma una sorta di “censura” svolta da un’azienda privata.
Ma per lo sviluppo tecnologico possiamo sacrificare la libertà d’informazione?

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